Pubblicato da: ruotenelvento | gennaio 9, 2012

UN’EPIFANIA A TORVERGATA

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Melchiotramontana, Baldatramontana e Gaspatramontana hanno portato i loro doni il 6 gennaio a Torvergata per una giornatina gajarda e in simpatica compagnia. Dagli scrigni aperti dei Magi è uscita un’arietta fresca un pò rafficata buona per aprire il 2012. Debutto in carro a vela per Bea (la prima donna a poggiare degli stivali col tacco sulla pedaliera di un Seagull Ludic!), Daniele e Pieffe, il Peter Lynn team rider che sta aspettando i nuovi giocattolini compresi i kite gonfiabili che con il tester Ced già erano passati dalle parti di Roma la scorsa estate.

Pubblicato da: ruotenelvento | dicembre 11, 2011

QUELLI CHE AI CARAIBI CI VANNO IN MACCHINA

ruotenelvento – che già l’ha trattata in http://www.ruotenelvento.it/index.html, dove potete trovare anche la versione inglese, tradotta da Barbara Bandini – ripropone una delle storie più straordinarie e scandalose degli ultimi venti anni. Un episodio in gran parte dimenticato - come tanti altri del resto: chi si ricorda di Mathias Rust? – che ha degli elementi in comune anche con il vento perchè i protagonisti avevano pensato di utilizzare dei paracadute ascensionali per farsi trainare dagli alisei nella loro traversata, il che fa abbastanza kitecar. Gli autonauti – sempre Marco Amoretti e Marcolino de Candia – furono recidivi e nel 2009 provarono a completare il giro d’Italia a bordo di una Maserati Biturbo fucsia, affidandosi a un motore fuoribordo piuttosto che al lungo respiro dell’Atlantico.

“In mare avevamo paura della profondità, ma il mondo che ci eravamo creati era il nostro mondo, e dovevamo affrontare soltanto i nostri giudizi. Ora dobbiamo rimetterci a confronto, tutti i giorni, con le aspettative degli altri. E a prima vista, a parte la felicità di rivedere le nostre famiglie, il mondo di terra non è poi un granchè.”
(da un’intervista a Marco De Candia, Il Secolo XIX, 13 ottobre 1999)

Il   4 maggio 1999 quattro navigatori salpano dalle Isole Canarie con l’obiettivo di raggiungere l’America. Sono i fratelli Amoretti – Marco, Mauro e Fabio – insieme a un loro amico, Marco De Candia. Le difficili condizioni della parte iniziale della traversata inducono Mauro e Fabio Amoretti a rinunciare prima del limite delle60 miglia, limite che una volta superato comporterebbe complicazioni per un’eventuale operazione di soccorso. Marco Amoretti e Marco de Candia proseguono la loro navigazione nelle acque dell’Oceano Atlantico. Tutto ciò non assumerebbe un  particolare rilievo  se i 4 formassero l’equipaggio di un confortevole ketch in acciaio ben equipaggiato di gps, autopilota e collegamento satellitare per meteo e saluti a casa. Non sorprenderebbe nessuno nemmeno se si trovassero al timone di una di quelle piccole imbarcazioni progettate appositamente per questo tipo di imprese, per esempio i Mini Transat 6.50. Beh, poi ogni tanto si sente parlare anche di qualcuno che queste cose le fa in canoe a remi come Alex Bellini, Al-One 2005, sulla scia di Gerard d’Aboville, 1980. Il fatto è che i 4, semplicemente,  non sono nemmeno salpati a bordo di un’imbarcazione: hanno preso il mare spingendo in acqua una Ford Taunus dell’81 e una Volkswagen Passat dell’87 riempite di poliuretano espanso per renderle inaffondabili.

Marco, Mauro e Fabio sono figli di Giorgio Amoretti. La vita è fatta di scelte, per cui ognuno di noi può scegliere se definire Giorgio Amoretti un personaggio stravagante o uno che si è battuto per tutto ciò in cui credeva e per un ideale di avventura che non ha nulla di confezionato o di conformista. Tanto per dare un’idea: nel 1950 effettua un lungo giro del mondo in Lambretta; nel ’57 reagisce a una delusione sentimentale con la traversata invernale del Lago di Garda,50 kma nuoto in 23 ore  e 55 minuti; percorre 2 volte il Sahara, prima in fuoristrada quindi con un paracadute ascensionale.  Dal momento che non è un superuomo ma un uomo normale che vive nella società degli uomini e che pensa anche che questa potrebbe essere migliore minaccia di non iscrivere all’anagrafe il figlio Marco se il Comune di Imperia non pianterà un albero per ogni anno fino alla maggiore età. Vince la sua battaglia e la pratica di piantare un albero per ogni nato diventerà Legge dello Stato Italiano nel 1992, una delle tante Leggi dello Stato ovviamente disattese.

L’idea di navigare con un’automobile galleggiante nasce nel ’68, confortata anche dall’esperienza del medico  francese Alain Bombard (1924-2005), il naufrago volontario che nel 1952 aveva dimostrato che abbandonati alla deriva si approda da qualche parte, che il pericolo maggiore si trova nella mente e che si può sopravvivere in mare nutrendosi di pesce e plancton, ricco di vitamina C, e bevendo – con moderazione – acqua salata. Nel 1978 con un VW Maggiolino si mette in mare per la sua crociera nell’Atlantico, partendo sempre dalle Canarie, ma viene fermato dalle autorità spagnole come dieci anni più tardi verrà bloccato da quelle inglesi mentre, dopo aver navigato fino a Calais sul Canal du Midi con una Ford Taunus, tenta di attraversarela Manica.

Si arriva al 1999: la crociera viene preparata in fretta e con una certa approssimazione. È, in un certo senso, inevitabile. Giorgio Amoretti sta morendo di cancro. I figli vogliono a tutti i costi che giunga un riconoscimento che renda giustizia a tutto ciò in cui ha creduto il padre. Partono insieme a lui – prima che debba essere ricoverato in ospedale, dove morirà il 28 maggio – a bordo delle due auto e di un camper. Giungono alle Canarie, nel giro di due mesi completano l’allestimento delle vetture e salpano. Il contatto del mondo esterno con Marco Amoretti e Marco di Candia si interrompe presto. Il sistema a celle fotovoltaiche che alimenta il telefono satellitare soffre salsedine e umidità. Ma il 5 luglio riescono a ripristinare i contatti. Le cose stanno procedendo nel migliore dei modi, addirittura al di sopra di ogni previsione. Vele di fortuna permettono ai due di percorrere30 miglia al giorno, l’abbondanza di pesce e plancton lascia intatte le riserve di viveri e il 12 luglio attraversano il 40° meridiano ovest. Il 31 agosto, finalmente, toccano terra in Martinica.

Quella che sembra l’affascinante cronaca di un’avventura o la biografia di uomini al di fuori di ogni griglia rivela, come sempre accade, sotto la superficie, molti altri aspetti. È anche l’esempio di come il mondo della comunicazione sia brutalmente sensibile solo a certi stimoli. L’impresa – a parte poche eccezioni, tra le quali Riccardo Tivegna per RadioRai e il quotidiano Il secolo XIX di Genova – venne sistematicamente ignorata dai media, un silenzio che continua tuttora e che trova complicità negli stessi protagonisti dell’impresa, forse scottati proprio dall’ostilità e dallo scetticismo di stampa e tv. Troppe cose non quadravano, troppe cose non piacevano. Troppe cose lontane dal modello dominante in fibra di carbonio e scarpettine Prada della Coppa America, dagli strateghi da tavolino che guidano i navigatori solitari, troppe cose lontane da quel totem che è ancora in Italia l’automobile. Alla fine, almeno per me, l’unica trasmissione che in fondo rese veramente giustizia alla loro impresa fu una puntata di un talkshow in onda su MTV nel quale furono invitati Marco Amoretti e Marco Di Candia. Ricordo vagamente questi due ragazzi totalmente oltre – al contrario di Fabio e di Mauro Amoretti una componente importante nelle motivazioni dei due Marco era rappresentata dall’allontanarsi dal mondo degli uomini per esplorare sé stessi  – fuori dalla realtà anche per il  vj Andrea Pezzi, piuttosto imbarazzato. Se non altro sfuggirono a qualsiasi strumentalizzazione, mantenendo una loro  personalissima e spontanea dignità.  Così, con dolore, come i ricordi del replicante Roy in Blade Runner, anche l’impresa della famiglia Amoretti un pò si perde come lacrime nella pioggia.

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 24, 2011

Il SEAGULL LUDIC verso l’ADRIATICO

Adriatici! Questo fine settimana ruotenelvento dal Tirreno passa all’altro mare per lo SPIEDO KITE FESTIVAL a Lido degli Estensi.  Quale migliore occasione per portarsi a casa il versatile e robusto mini landyacht della Seagull senza alcun costo per il trasporto?

Questo Seagull Ludic è lo chassis n. 1101, ultimo tipo, scocca bianca, vela trasparente 4.5, ruote standard; trolley porta carro; insieme alla sacca con vela, boma e albero (in 6 elementi) entra tutto nel bagagliaio di un’utilitaria; ha una ventina di uscite, tra le quali la vittoria nella Classe Miniyacht a Bentu de Sardinia 2011; ottime condizioni, solo qualche traccia d’uso e una sbucciatura sulla pedaliera – 1400 euroenrico@ruotenelvento.it – 349 1857013.

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 14, 2011

SPIEDO KITE FESTIVAL – LIDO ESTENSI – 26 e 27 novembre

Immagine scaramantica adriatica di repertorio

Il successo dello scorso anno è stato tale che il rocambolesco pantagruelico succulento spiedo bresciano torna ai Lidi. Si svolgerà il 26 e 27 novembre la seconda edizione dello Spiedo Kite Festival a Lido degli Estensi (FE), ospiti del BAGNO ONDA BLU di Chinook e con ai comandi della vorticosa giostra rosolatrice Carmine Wallestain. Oltre a rosmarino e leccarda gorgogliante d’unto, raduno aperto a tutti i cosi (buggy, mountainboard, crab, carri a vela, kitesurf) mossi dal vento, maggiori info su http://kite-buggy.forumfree.it/?t=58463116. ruotenelvento va, forse scappa anche all’aviosuperficie di Aguscello.

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 10, 2011

VIDEO KITESURF: dalla kitebeach a Youtube #1

Appena tornato da una simpatica manifestazione di kitesurf, ruotenelvento si accanisce nella sanguinosa operazione del montaggio. Alle sue spalle lo sguardo attento di una delle testimonianze più significative degli Z-movie italiani degli anni Settanta: YETI, IL GIGANTE DEL 20° SECOLO di Frank Kramer, 1977.

Un pò come andare in carro a vela con 15 nodi laminari – non dico 10 loffi nè 40 di buriana – anche produrre un video con una videocamera da 5000 euro, Adobe Premiere o qualcosa di più e due settimane di tempo retribuite potrebbe non volerci niente. ruotenelvento è in un certo senso un professionista, dal momento che ha effettivamente lavorato nel mondo dorato del cinema – come il 94% di quelli che vivono a Roma, pe ‘na comparsata o avè retto dù gelatine – avendo partecipato attivamente ad uno storico capolavoro della cinematografia italiana degli anni ’80, The secret of the Incas’ Empire (non cazzeggio, dico sul serio).

Il materiale utilizzato da RNV è:

VIDEOCAMERA: Sanyo Xacti CA100 con sensore da 14 MP, impermeabile fino a 3 metri. Un pò difficile da reperire, ha prestazioni eccezionali anche senza utilizzare la massima definizione (di solito uso full-SHQ, 1920×1080 30 fps). Unico limite la funzione foto, piuttosto insoddisfacente nella mira/scatto sui soggetti in movimento.

SOFTWARE: un pulciarissimo freeware che si chiama Videopad Video Editor. C’è di meglio, ma questo basta.

Comunque. Qualcuno obietterà che i risultati visibili sul canale del landsailing e del kitesurf sono palesemente amatoriali. Certo, però questi video sono sempre i primi ad andare in rete perchè dopo l’evento sono sufficienti 3 orette di postproduzione per spararli su Youtube. E chi becca più visualizzazioni? Un amatoriale dopo 3 ore o un semiprofessionale dopo una settimana? 

PERCHE’? – Una giornata spensierata al mare? Monitorare processi di informazione e comunicazione? Poco vento per il landsailing? Puntare su una disciplina che acchiappa parecchio per promuovere micio micio il simpatico blog del landsailing e del powerkite?

LA DRITTEZZA DEGLI OCEANI – Siccome i kitesurfers stanno dentro l’acqua, precisamente il mare, confine abisso stato mentale a volte celebrato dalla poesia e blablabla, una linea dell’orizzonte che non sia approssimativamente orizzontale infastidisce la retina. Per combattere una mano un pò instabile ci sono i cavalletti, che portati sulla spalla – simulando un peso da Manfrotto, chicco, prova un pò a portartelo su per il campanile di Civitanova Marche – fanno pure figura.

IL TIRRENO NON E’ UGUALE ALL’ADRIATICO – Perchè ruotenelvento ha preso una telecamera impermeabile? Perchè qualsiasi manifestazione che si svolge sul litorale tirrenico può essere frustrante. Quindi si mette in acqua – a volte porta pure la muta – e riprende con il sole alle spalle. Ovviamente deve stare in campana, per quanto i surfisti siano notoriamente dei poser e non vi uccideranno se manifesterete l’intenzione di trasformare la cronaca in Storia.

L’AMBIENTE – Riprendete tutte quelle cose tipo: il fiorellino piegato dal vento, l’aereo che atterra a Focene, tutta una serie di oggetti incongrui che per un breve momento assolvono una funzione anemometrica, il momento d’effetto (la tromba che annuncia la regata) soprattutto RAGAZZE IN BIKINI (un grassetto maiuscolo sessista aiuta l’indicizzazione nei motori di ricerca): altrimenti il pubblico non specializzato si annoierà molto.

CINISMO & CRUDELTA’ - Nonostante recenti indagini indicano come i videos lunghi suscitino comunque il gradimento del pubblico, preferisco concentrare in 2 massimo 2 minuti e 30″. Primo perchè ho un collegamento lento: alla fine il montato risulta sui 100 MB, ci vuole un’oretta per l’upload . Secondo perchè la sfida è quella di rimanere nelle 3 ore per avere il prodotto finito: dal momento che il girato – in – viene sui 45 minuti, ecco già che un’oretta parte solo per visionare il materiale.

L’AMICIZIA E’ UN VALORE IMPORTANTE… – … e si vede al momento del montaggio: niente panze! niente chioppi! niente facciate alla prima partenza con la nuova tavola race! Solo così potrete sperare che siano pietosi anche nei vostri confronti.

PAZIENZA – Non è che ci vuole pazienza per cogliere i momenti giusti, ma ce ne vuole per non spararsi tutto appena arrivate, sull’onda di un certo entusiasmo. Tanto la roba più interessante arriva proprio quanno s’è depletata la batteria.

MINIATURE – E’ inutile accanirsi su quel puntino nero là in fondo se non avete un teleobiettivo. Potrà anche fare un handle pass appresso all’altro, ma tanto nessuno riuscirà mai a vederlo.

UN MINIMO – Un minimo informatevi pure se non è la vostra parrocchia. Chi sono quelli forti, le novità che stanno facendo chiacchierare l’ambiente, eccetera eccetera.

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 6, 2011

FISW-CKI KITESURF WAVE CONTEST a Torvaianica

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ruotenelvento ha approfittato dell’ultimo appuntamento ufficiale del kitesurf sul litorale romano e se ne è andato a Torvaianica per la gara Wave. Condizioni impegnative, vento robusto da SE e bei frulloni.

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 3, 2011

DAL 2012 IL KITESURF E’ IN FEDERVELA

Allievi in Optimist e atleti del kiteboarding categoria Race insieme davanti alla LN di Ostia lo scorso settembre (foto ruotenelvento)

Il 1 gennaio 2012 vedrà il kitesurf passare dalla Federazione Italiana Sci Nautico e Wakeboard a Federvela dopo il primo anno di attività di Classe Kiteboarding Italia, l’associazione di classe che riunisce e tutela gli atleti di questo sport e che sta adattando alla nostra realtà i regolamenti internazionali.  Il trasferimento di competenza avverrà al termine di una stagione entusiasmante che ha laureato campione Race Giovannelli davanti a Marcis e Santoni, mentre Riccardo Nobile e Alice Brunacci (iridata anche nella race femminile) si sono imposti nel kitecross, una spettacolare forma di slalom – anche con ostacoli da saltare – che si svolge principalmente downwind.  Giacomo Barbieri è stato il migliore nel freestyle insieme ad Alice Brunacci e Jacopo Cantini (junior) e proprio questo fine settimana a Torvaianica (RM) si svolgerà la prima tappa Wave.

ruotenelvento parla di questo lavoro complesso e impegnativo con Michele Galifi Cerquetti, segretario di Classe Kiteboarding Italia, uno degli sportivi che maggiormente si è impegnato per dare una solida struttura organizzativa a uno degli sport velici più appassionanti e in espansione.

- Chi è Michele Galifi Cerquetti? Quando hai cominciato ad interessarti al kiteboarding

- Medico chirurgo specialista in odontostomatologia. Nato nel ’58. Ex campione della prima classe di tavole windsurfer alla fine del ’70. Kiter dal ’98, colpo di fulmine alle Hawaii, allievo di Flash Austin.

- Ero presente alla tappa Race a Ostia e l’impressione è stata molto positiva. Un bilancio di questa prima stagione di Classe Kiteboarding Italia?

E’ stato fatto un buon lavoro grazie agli atleti ed ai tecnici della Federazione scinautico e wakeboard. Sono due anni che lavoriamo in stretto contatto con la Federazione Vela e con i loro giudici ed esperti, diciamo che Ostia è stata la tappa della consacrazione dello sport. Ma non si possono dimenticare le altre discipline il nuovo e brillante kitecross (il gioco del futuro) lo storico e affascinante freestyle e il meraviglioso wave riding (ora il campionato italiano). Siamo il frutto di una meravigliosa passione sportiva! Tutti dico tutti fanno veri miracoli, atleti e ufficiali di gara.

- Secondo te dove in quali settori ci sono i margini più ampi di miglioramento per la prossima stagione?

- Il giovanile! Bisogna lavorare sui giovani! Loro amano il freestyle e troveranno nel kitecross il giusto assaggio delle discipline di regata. Il freestyle è storicamente il bacino a cui le discipline di regata attingono.

- Qual è stata la ragione per la quale finalmente la Federvela vi accolto tra le sue discipline dopo l’ingresso in FISN/FISW, ingresso che da molti è stato percepito come una forzatura?

- Non è stata una forzatura. Tutti avevano le loro ragioni, non dimentichiamoci che una delle nostre discipline sposa il wake-style e i nostri atleti sovente si allenano con il wake ed il cable. La questione è che Isaf non ha accettato di vedere la disciplina assegnata ad una federazione che non fosse la FIV, e lo statuto ISAF non prevede il riconoscimento di una doppia federazione nazionale. Quando il CONI aveva deciso di assegnarci alla FISW la questione non era a quale federazione noi venivamo assegnati ma come dovevamo gestire l’attenzione e l’importanza che il CONI ci attribuiva. Molti hanno visto il dito e non la luna.

- In tutto il lavoro che è stato fatto immagino che anche la traduzione in italiano della normativa IKA non debba essere stata proprio una passeggiata di salute…

- Un lavorone! Quello che era più delicato era toccare un testo sotto copyright internazionale ISAF. Abbiamo integrato le regole dell’allegato BB al regolamento tradotto da Federvela con l’aiuto del meraviglioso giudice Alessandrello e della traduttrice giudice Bazzoni. Alla fine il testo ha passato il severo controllo dei vertici Federvela, anche se è in continua evoluzione ora esce un nuovo allegato. Quello che è rivoluzionario, ma non solo per il kite, è il regolamento kitecross con la modifica della 18 [quella del passaggio alla boa e agli ostacoli che prevedono spazi e ingaggi ben dterminati, ndr]. Esiste una radicale tendenza a valutare in maniera diversa tutte le derive che viaggiano a velocità sino a dieci anni fa impensabili.

- Per quanto riguarda le tavole di serie per la categoria CKI che ha suscitato più interesse, la Race, quali saranno le novità per il prossimo anno? Stesso limite di esemplari costruiti? Ci saranno dei limiti alla possibilità di intervenire sulla tavola durante la stagione?

- Io credo molto nel kitecross! Spero che la Federazione Vela ci permetta di assegnare due titoli uno per la categoria open (senza limiti di stazza) ed uno per la categoria bidi. Il race da un lato tende a diventare la formula uno del kite, dall’altro è da valutare l’impatto che avrà l’usato, non penso che le tavole 2012 saranno così differenti dalle 2011, forse le pinne più flessibili. Le vele dovrebbero rimanere più o meno le stesse. Le velature grandi hanno una durata di almeno due anni. E’ ovvio che i primi cinque atleti si presenteranno con attrezzature al top ma c’è sempre lo spazio per le sorprese. Da quello che so hanno abbassato il limite di tavole necessarie per avere il placet IKA (costruzione minima 30 tavole) e che il tempo dalla registrazione alla possibilità di utilizzarle in gara è passato da uno a due mesi questo per stabilizzare il mercato. Ma aspetto le disposizioni finali della classe.

- Si è avvertita una certa difficoltà nel trovare strutture in grado di ospitare regate titolate, il che depone anche a favore della serietà nei criteri di selezione. Novità nel calendario 2012?

- I criteri sono selettivi, devono essere selettivi! A tutela degli atleti, ci sono dei termini ed un contratto da rispettare. Con l’ingresso in Federvela abbiamo però la possibilità di attingere ad un bacino enorme. La verità è che i circoli del kite storicamente sono più orientati verso la didattica piuttosto che l’agonismo, con FIV le cose cambieranno molto. Non posso fare a meno di ringraziare le scuole di tutta Italia che con il loro contributo hanno sostenuto gli atleti.

- Avete qualche cifra su quanti praticanti di kitesurf ci sono in Italia?

- I soci della FISW sono 4000, ma i numeri dei club del Garda e del Lazio fanno paura! Penso che superiamo i diecimila. Esiste una differenza tra i duri e puri e i kiter della domenica ma il giro di vendita degli aquiloni fa pensare a questi numeri.

Con l’ingresso in FIV immagino che ci saranno anche delle novità che in una nebulosa di acronimi tutti col K metteranno un pò di ordine per quanto riguarda i corsi e gli istruttori. Cosa succederà in questo settore cosi importante?

- Il vero mercato è quello della didattica per maestri, argomento scottante e delicato. Con corsi istruttori che prezzano dai 500 agli 800 euro in una situazione di crisi economica, la possibilità di offrire e guadagnare un lavoro è molto importante. Quello che va sottolineato è che le FSN(federazioni sportive nazionali) FISW e FIV seguono i criteri delle Sistema Nazionale Qualifiche Coni e che rilasciano il brevetto di istruttore sportivo con albo e registro istituzionale. L’istruttore FIV è orientato verso la formazione non solo sportiva ma anche educativa e pedagogica, con l’orientamento specifico verso l’agonismo, insomma parliamo di una tradizione che ha più di cento anni. Chi conosce le regole di regata e di gara siamo noi, ricordo che la parte seconda del regolameto RSS è l’unico documento inetrnazionale che dà regole comuni alla navigazione con il kite. Gli altri ben vengano avranno degli indirizzi più specifici al primo approccio ed alla introduzione allo sport, si può collaborare nel rispetto reciproco, certo è che se si comincia a parlare di sport vero penso che il gap con la Federvela è incolmabile. Di sicuro non si diventerà istruttori FIV ex novo in tre giorni! Sarà un percorso duro e selettivo i migliori sono i benvenuti!

Mario Calbucci, campione italiano race e kitecross junior (foto ruotenelvento)

- Come affermavi anche tu, senza giovani le cose non vanno avanti. In questa prima stagione Mario Calbucci si è comportato magnificamente, vincendo la classifica junior  race e kitecross con ottimi piazzamenti nell’assoluta. Cosa avete in programma per incentivare le nuove leve?

- Arianna Cau ha spopolato al Garda, vincendo molto, parliamo di regate con quaranta e passa atleti! I ragazzi del freestyle fanno faville e sono giovanissimi e poi abbiamo il meraviglioso Cozzolino. In Federvela c’è storicamente una particolare attenzione ai giovani. Io credo molto nel freestyle e kitecross come discipline propedeutiche.

- Dare un’occhiata a cosa succede negli altri Paesi è stata d’aiuto? Chi sono i punti di riferimento internazionali come struttura organizzativa della disciplina?

- Noi siamo affiliati dal 2009 alla classe internazionale IKA e membro del consiglio internazionale e tesoriere è l’italiano Babini. IKA a sua volta delega alcune associazioni per l’assegnazione di alcuni titoli, per esempio PKRA per il mondiale freestyle. Dobbiamo crescere, la differenza è soprattutto nel race. Le risorse sono limitatissime e la crisi non aiuta.

- Tre anni volano in un attimo, poi c’è Rio e il debutto olimpico. Pensierini? Sogni?

- Cross finger!!! Bisogna ancora aspettare un po’. Di sicuro essere in odore olimpico da una sensazione forte! Nell’84 partecipai alle selezioni preolimpiche per Los Angeles come atleta di windsurf ora…..sono passati quasi trent’anni, una vita!

- Intanto, prossimi appuntamenti? Prevedete un Campionato Invernale come nella più sana tradizione velica?

- Invernale a Talamone presso il TWKC con tappone finale a marzo…pinguiniamo!!!!

Pubblicato da: ruotenelvento | ottobre 18, 2011

EUROPEAN BLOKART CHAMPIONSHIP 2011 – Terschelling (NL)

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Mentre i risultati dei Campionati Europei FISLY a Hoylake hanno confermato ancora una volta che contro i Francesi c’è poco da fare (si sono aggiudicati Classe 8, Promo, 5 Sport, Standart e Classe 2, lasciando solo la Classe 3 al belga Plovier) nella serie continentale dei blokart (http://www.blokartassociation.eu/) cominciano ad emergere Nazioni nuove, meno tradizionalmente legate alla vela da terra. Sulla spiaggia frisona di Terschelling una nutrita pattuglia di blokarters ha lottato per il il primato nel più popolare monotipo del landsailing, i risultati sono su http://www.blokartclub.nl/results%20Eurpoean%20Blokart%20Champ.%202011.htm. Ricordo per coloro abituati alla normativa FISLY che il regolamento del blokart utilizza come parametro fondamentale il peso del pilota (fino a 55 kg flyweight, da 55 a 70 kg lightweight, da 70 a 85 kg middleweight, da 85 a 100 kg heavyweight e infine oltre 100 kg One ton). Ora, se non stupisce la presenza ai vertici dell’Olanda, che giocava in casa, vittoriosa nella Heavy e nella Light Pro, del Belgio, leader nella Ton e Middle Pro e nella Middle Performance, e della Germania, prima con Philipp Bruhn nella Fly Pro, sorprendono le ottime prestazioni degli Spagnoli e dei Lituani. In Spagna si è assistito negli ultimi anni a un vero boom, con il blokart che ha fatto da traino ad altri costruttori con mezzi simili come il WinDreamer (http://www.windreamer.es/) e il rinox (http://www.rinox.es/). Un Santi Oliver sempre al top si è aggiudicato la Heavy Performance davanti a Javier Estrellas, ma gli iberici si sono rivelati estremamente competitivi anche nella Middle Performance con Bresnan e Cavallier. Oltre agli iberici si sono comportati in maniera eccellente anche i Lituani, con il secondo posto di Matas Mizgiris tra i Middle Pro e quello di Ligaudas Seputa tra i Ton Pro. Oltre alla pratica invernale sul ghiaccio anche le spiagge non sembrano male e se qualcuno avesse intenzione di farsi due bordi in questa nuova frontiera dell’Unione Europea può dare un’occhiata a http://www.blokart.lt/en.  E noi? Gli Italiani hanno ottenuto un… mezzo gradino più basso del podio con Anna Rita Manca, che è nata in Sardegna ma che gareggia con i colori della Lituania, dove vive da qualche anno. Ma tranquilli, cresceremo anche qui.

Pubblicato da: ruotenelvento | ottobre 4, 2011

UNA BUONA RAGIONE

Vi siete accorti che ruotenelvento ha messo in vendita sia il Ludic che il Miniclub? Vi siete chiesti per quale ragione? Eccola una buona ragione, il nuovo Seagull Silence…

Pubblicato da: ruotenelvento | ottobre 2, 2011

ROMA EVENT ONE 2011 – MACCARESE

Periodo particolarmente ricco di manifestazioni, soprattutto per Roma. Alla Rambla di Maccarese grande successo per Roma Event One 2011 con stand pieni e grande affluenza di appassionati e curiosi. Vento poco, ma gli organizzatori hanno comunque tenuto alto il morale con WS in freestyle trainati dalle moto d’acqua, wakeboard col grinch e la simpatica gara del SUP. Il sabato poca aria, prima che si aggregasse qualche pump l’unica ala che andava era lo Speed 21 della Flysurfer, unico Marchio foil tra gli espositori.

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