Pubblicato da: ruotenelvento | dicembre 21, 2010

SAHARA di CLIVE CUSSLER

In queste lunghe e tetre serate invernali cosa c’è di meglio di un buon libro? I progetti associativi apparentemente assopiti raccolgono nuove energie, il Petrano ormai è dominio degli snowriders e solo la generosa Tor Vergata offre qualche sollievo al nostro spirito. Per quale motivo leggere senza potersi trattenere questo avvincente romanzo così scontato, in cui tutte le cose vanno come devono andare, senza sorprese? Scritto poi in uno stile didascalico e quantitativo da depliant turistico, come nel caso dei cibi, descritti con asettica puntualità da farsi venire il dubbio che l’autore li abbia assaggiati solo per sentito dire o avendo annotato qualche menù in giro per il mondo. Tutto è nitido, definito: anche millenni di graffiti in una grotta si svolgono in preciso ordine cronologico, come se la Storia non ci avesse insegnato che si cancellano sempre i segni di chi ci ha preceduto. Ma il protagonista Dirk Pitt, l’uomo che distrugge con disinvoltura le Forze Armate del Mali (chissà se in Mali si sono incazzati…) acchiappa sempre e il lettore segue ipnotizzato le sue fantastiche avventure per salvare il pianeta da una mortale forma di inquinamento. Capita poi che mentre compie la sua missione trova, en passant, la corazzata Texas, che durante la Guerra di Secessione ha attraversato l’Atlantico – con a bordo un ospite molto speciale –  per finire arenata in quel fiume Niger diventato ormai pieno deserto, e l’aereo scomparso nel 1931 dell’intrepida aviatrice Kitty Mannock. E io che non riesco a trovare una maglietta nemmeno se mi concentro… Vabbè, vi chiederete, ma perché ci stai raccontando tutte queste cose? Ma come perché? Come faranno Dirk Pitt e l’amico Al Giordino, ormai esausti, ad attraversare l’ultimo, lungo tratto di deserto che li separa dalla salvezza? Allora: 1) davanti a voi si stende un deserto piatto piatto piatto; 2) avete appena trovato il relitto di un aeroplano. Insomma ‘sto Pitt non è tutto ‘sto fenomeno. Fa solo quello che avremmo fatto tutti noi. Con la fusoliera costruiamo lo scafo, il ruotino davanti e le ruote principali del carrello dietro, l’ala come vela, i cavi di comando come sartie. E ancora una volta, un carro a vela ti salva la vita!


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