Pubblicato da: ruotenelvento | agosto 5, 2011

PETER LYNN, il nuovo kite gonfiabile e vita da tester – Un’intervista a Cedric Vandenschrik

Cedric si prepara a far volare uno dei prototipi del nuovo LEI di Peter Lynn

ruotenelvento ci ha preso gusto ed effettua una nuova incursione nel mondo del kitesurf. Di nuovo al centro della sua attenzione Peter Lynn, che da un pò di tempo ha annunciato che a fianco dei tradizionali foil ci sarà anche un gonfiabile. ruotenelvento, grazie all’estrema cortesia e disponibilità del sudafricano, fa quattro chiacchiere con Cedric Vandenschrik, che si sta occupando dei test e delle sviluppo delle nuove ali, prove che si sono svolte nei giorni scorsi anche in Sardegna. La data del lancio ufficiale dovrebbe essere confermata a settembre, e anche se Ced si è rivelato un pò abbottonato sulle caratteristiche tecniche, sembra ormai evidente che verrà commercializzato più di un modello.

ruotenelvento – Chi è Cedric? E quando ha cominciato a fare kite?

Ced – Sono nato in Somalia da madre italiana e padre belga. Vivo sulla costa orientale del Sud Africa ma viaggio moltissimo per gran parte dell’anno. Ho cominciato a fare kite nel 1999 e alla fine dell’anno successivo ho cominciato ad andare in acqua. Sono team rider Peter Lynn  dal 2009, oltre a guadagnarmi da vivere suonando e facendo divertire la gente.

rnv – Quali sono i tuoi spot preferiti?

Ced – Adoro Cannon Rocks, il mio home spot che offre veramente tutto ciò che un kiter può desiderare. Mi piace anche Cape Town perchè ti mette alla prova con i venti più intensi. Sono stato a Fuerteventura e mi sono piaciute Flag Beach ed El Cotillo, a Mauritius sono rimasto incantato dalla parte nord dell’isola, così selvaggia. Anche in Sardegna questa estate mi sono divertito moltissimo.

rnv – Purtroppo non sono un grande utilizzatore di kite da trazione. In genere apro il mio foil quando non c’è abbastanza vento per uscire in carro a vela, così, tanto per “sentire la forza”. Devo però confessare che sono sempre stato affascinato dai prodotti PL. Non so se dipende dal fatto che gli appassionati hanno una specie di adorazione per questo Marchio, dalla sua storia oppure dall’incessante ricerca dello “zio” Peter. Secondo te cos’è che fa la differenza?

Ced – Ma perchè Peter è così diverso e ci mette passione in tutto quello che fa! Anche se non è più coinvolto in prima persona nella progettazione degli aquiloni da trazione e per il kitesurf, la sua energia e la sua eredità sono ancora ben presenti.

rnv – Il mondo del kiteboarding è stato messo in subbuglio dalle notizie relative al nuovo LEI (leading edge inflatable). Quali sono le principali caratteristiche di questo gonfiabile?

Ced – La produzione dei LEI è un passo legato esclusivamente al mercato. Una vasta parte del mercato vuole utilizzare questo tipo di prodotto, perciò Peter Lynn ha pensato che soddisfare questa esigenza sia una mossa giusta. E’ anche molto più facile riuscire a vendere qualcosa che si inserisce in un mercato battuto da molte altre Marche piuttosto che commercializzare un prodotto di concezione differente.

rnv – Quando e in quale misure sarà disponibile?

Ced – Non sono sicuro delle misure precise, ma posso dirti che sarà disponibile più di un modello. Per il resto dovrete aspettare l’uscita ufficiale. Se tutto va come previsto il lancio dovrebbe venir confermato il mese prossimo.

rnv – A volte mi capita di essere un pò infastidito da una specie di scontro ideologico tra il partito dei foil contro quello dei gonfiabili. Alla fine, se uno vuole solo divertirsi, chi se ne frega? In Italia il livello di questo scontro è piuttosto alto, è così in tutto il mondo?

Ced – Il kiteboarding è caratterizzato da una forte senso di appartenenza a una determinata Marca “fino alla morte”, fa parte dell’idea del mercato. E’ una cosa che ho riscontrato proprio in tutto il mondo, ma mi sono imbattuto anche in persone molto aperte mentalmente. Con la continua crescita di questo sport forse le cose cambieranno, o forse no…

rnv – Quando l’utilizzatore finale svolge le linee dal suo giocattolino nuovo di zecca probabilmente non pensa a tutto il lavoro che c’è dietro un kite. Quanto dura lo sviluppo? Quali sono le tappe più importanti di questo processo?

Ced – Oggi lo sviluppo di un kite comincia di solito da una piattaforma già esistente. Quelli come Peter Lynn hanno fatto il lavoro di base anni fa e oggi abbiamo a disposizione un enorme quantità di esperienze da tutto il mondo. Questo rende le cose più facili, ma al tempo stesso è anche più difficile emergere con un prodotto che sia migliore degli altri. Inoltre le condizioni che si incontrano facendo questo sport cambiano continuamente e un kite che funziona quando ci sono 40 nodi magari è completamente inutile con 15, sono tutte variabili che bisogna prendere in considerazione. Un altro fattore che rende i test e lo sviluppo difficili è la potenziale pericolosità di questo sport. Prova a immaginare cosa significa collaudare uno sgancio di sicurezza con 40 nodi di vento per vedere se funziona, una situazione nella quale un qualcosa che non va può significare farsi veramente male. Tutto questo rende lo sviluppo una faccenda assolutamente necessaria. Provare in tutti i tipi di condizione e per tutti i tipi di kiters (con le loro differenze di peso), collaudare i materiali e così via è un processo molto lungo. E ovviamente bisogna trovare il vento!

Cedric in azione con il prototipo del nuovo gonfiabile PL

rnv – Quando ci si accorge che un kite ha bisogno di una modifica o di una regolazione sostanziale riuscite a farlo sul campo (o meglio, sulla spiaggia)? C’è un tipo con la macchina da cucire che vi segue ovunqe? E di solito dov’è che è più frequente intervenire? I profili? Le briglie? Le barre? Il sistema di sicurezza?

Ced – Tutte le varabili che ho ricordato richiedono una grande attenzione in fase di progettazione. Quindi sulla spiaggia vengono effettuate solo piccole regolazioni. Con i foil certe modifiche erano facili da provare perchè bastava utilizzare un pò di nastro adesivo per cambiare il profilo, è una cosa che sulla spiaggia poteva accadere. Ovviamente con i LEI questo diventa impossibile, c’è bisogno di un kite nuovo. Sui prototipi dei LEI vengono cuciti diversi punti d’attacco delle briglie in modo da poter sperimentare opzioni diverse. Tutto questo lo facciamo in spiaggia in modo che possiamo provare diversi setting nelle stesse condizioni di vento. L’unica regola da seguire è quella di cambiare una sola cosa alla volta, altrimenti si fa solo confusione! Della barra e del sistema di sicurezza di solito ci si occupa alla fine, in modo da adattarsi alla direzione che ha già preso lo sviluppo del kite. Il sistema di sicurezza rimane sempre la cosa più difficile da collaudare perchè le reazioni delle diverse persone che lo utilizzeranno sono sempre difficili da prevedere e provarlo in una vasta gamma di condizioni a volte è una faccenda difficile e pericolosa.

rnv – Nel landsailing esiste una forte localizzazione del prodotto. Gli yacht realizzati negli USA sono differenti da quelli australiani o neozelandesi e a loro volta questi sono diversi da quelli europei. Cosa succede con un kite? L’obiettivo è quello di sviluppare un’ala universale oppure ci sono alcuni modelli progettati per un mercato o delle condizioni di vento e onde ben precise?

Ced – E’ per questo che Peter Lynn uscirà con modelli differenti, per cercare di coprire la gamma più ampia di esigenze. Ci saranno modelli differenti per adattarsi a stili diversi. Ovviamente non è sempre possibile adattarsi a tutte le condizioni, anche perchè un’impresa del genere diventa un investimento enorme nel quale i risultati non sono garantiti. Per quel che riguarda le condizioni credo che i vantaggi o i limiti rientrino nel campo della tecnologia adottata (LEI oppure foil).

rnv – Su http://peterlynn.com/teams/international/cedric-vandenschrik/ ho letto della tua grande passione per la musica. Credi che ci sia un legame profondo tra una sensibilità musicale e quella che fa volare meglio un kite? Mentre fai kite canti o borbotti simulando qualche strumento con la bocca? Io lo faccio, per esempio…

Ced – La musica è la mia vita, da moltissimo tempo. C’è sempre musica nella mia testa e riscopro quella libertà che mi regala il kite anche nella musica. Per l’emulazione degli strumenti, beh, faccio quello e anche qualcosa di più😉

rnv – Ho molto apprezzato il fatto che negli ultmi due anni PL habbia spinto molto nella giusta direzione per promuovere i suoi prodotti in Italia. Hai già incontrato gli altri dello staff, Pitu, Karin e Pier Francesco?

Ced – Il ritorno di Peter Lynn in Italia è qualcosa che, in un modo o nell’altro, ha coinvolto anche me e ho avuto un ruolo importante poi nel coinvolgere Pitu. Ora spero che la presenza in Italia cresca sempre più.

rnv – Ti stai concentrando solo sui test o partecipi anche alle competizioni?

Ced – I test sono una cosa nuova. Le gare per me non hanno mai rappresentato lo stimolo più importante. Quello che mi dà gioia sono il free riding, stare a cavalcare le onde nel mio home spot, in compagnia solo dei delfini… Le competizioni sono una maniera straordinaria per incontrare persone che la pensano allo stesso modo e in quelle in cui mi sono trovato mi sono divertito (spesso suonandoci pure).

rnv – Spesso i kiter passano da una superficie all’altra con estrema naturalezza. Ti piace il landkiting?

Ced – Mi piace ogni aspetto del kite, anche i monofilo che possono essere una straordinaria forma d’arte. Ho provato quasi tutto, snowkite, landboarding, buggy, solo che la terra è un’attimo molto più dura dell’acqua🙂


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