Pubblicato da: ruotenelvento | settembre 16, 2012

KITESURF – PUMP o FOIL per la RACE?

Al momento in Italia l’arma definitiva per l’ultra light wind è il Flysurfer Speed 3 DLX 21, qui nelle mani di Toppy all’Event One 2011. Toppy è stato l’unico atleta Flysurfer nel Campionato Italiano Race 2012

“Specialization is for insects” (Robert Henlein, ma pare che anche il geodetico Buckminster Fuller abbia detto qualcosa di molto simile)

Finché non saranno mature rivoluzionarie, sconvolgenti novità nelle tecnologie dei materiali – morphing, ripstop con memoria di forma – dovremo accontentarci di quella distinzione fondamentale tra kite gonfiabili e kite foil. Come qualsiasi singolo oggetto immerso in un fluido, anche il mondo del kite più in generale riflette questa fluidità. Così non sono rari episodi nei quali un pump si distingue su terra (è successo recentemente a Bentu de Sardinia), mentre è veramente uno spettacolo vedere qualcuno – sicuramente un uomo “notevole” nell’accezione conradiana, e noi sappiamo chi è – che fa kiteboarding in acqua con un foil manigliato. Se sono questi i discorsi che infiammano gli appassionati, magari della prima ora, ecco che sono subentrati un sacco di fattori come fare le manovre sganciato sotto riva per guadagnare rispetto e poXXXni, una decina di migliaia di kiter che pratica a vario titolo e luogo questo sport (sulle spiagge, nei chioschi-bar, sui forum), un mercato aggressivo pieno di promoterZ, le Olimpiadi di Rio, eccetera eccetera. Il kiter di Voghera di solito usa pump e approfitta del fatto che negli ultimi anni sono stati fatti radicali progressi per far volare i gonfiabili anche con venti marginali. Se si tralascia quel gruppo di integralisti che esercita la fede unica del cassonato, esiste poi una discreta minoranza che combina la facilità di gestione del pump con l’innegabile vantaggio che in spot avari un 19 ti salva la giornata. Ibridi o bisessuali (pare infatti che etimologicamente queer derivi da una storpiatura fonetica di quiver, per cui chi riesce a coprire con le sue ali tutto il range di vento è anche il più “ambiguo”), prendono il meglio che c’è di qua e di là. Kiters dilettanti, non legati al mercato, scelgono semplicemente ciò che di meglio il mercato offre per starsene in acqua più tempo possibile.

Nel Campionato Italiano Race a Ostia, su un parco partecipanti di una trentina di kiter, si sono visti solo due foil. Oltre allo Speed 21 ecco il Kitech 19, qui in una versione modificata e portata in gara da Marco Calbucci

Il Campionato Italiano Race 2012, massima espressione per il kitesurf di regata in velocità, ha da una parte ribadito l’emarginazione dei foil – anche in senso fisico: a Ostia, nell’ultima tappa, qualcuno ha dovuto lanciare l’ala addirittura dalla spiaggia libera accanto alla zona kite, ancora un passo e stavamo nel Canale dei Pescatori –  e dall’altro ha dimostrato come diversificare per offrire al regatante la scelta migliore in base alle condizioni sia l’ultima preoccupazione delle Case. Pur rivelandosi prestazionali i foil si sono ridotti rispetto al 2011, sia di numero che di tipo, come del resto gli amatori. Tra i Marchi impegnati nel Campionato Race Royal, Cabrinha, Advance e RRD hanno in catalogo solo pump, poco differente la situazione di Slingshot, Naish e North che produce qualche piccolo trainer, sai quegli affarini attorno ai 2 metri a 2 cavi che ti mettono in mano il primo giorno di corso o che tieni nel bagagliaio dell’auto per cazzeggiare un pò con gli amici. All’estremo opposto Flysurfer per i foil è un pò come dire Apple per uno snob digitale o Craig Stecyk per la foto di skate, affiancata da Kitech che gli sta insidiando grosse fette di mercato per il prezzo un pochino più amico.

Per essere l’ultimo arrivato nel mondo pump a Ostia Peter Lynn occupava un mucchio di spazio! Fumini si è ben comportato, concludendo a metà classifica con un ottimo 9. nella prima manche

Gli unici brand che realizzano ottimi kite sia pump che foil sono Ozone e Peter Lynn. Ma quelli di Ozone sono celle aperte per snow e landkite, in acqua non vanno, se col gonfiabile si vincono titoli nazionali e mondiali (a ottobre in Sardegna Johnny Heineken, fresco campione del circuito nordamericano, dovrà difendere il titolo della Course Racing World Cup conquistato a Sylt, in Germania, l’anno scorso) perchè sbattersi? Rimane Peter Lynn. La rinnovata, pirotecnica Peter Lynn. La Peter Lynn che ha creato nuove speranze e che ha fatto gridare al tradimento. Almeno da quello che si è visto in Italia le chanche nella Race del foil più adatto erano minime, con un Charger che si è mostrato poco competitivo soprattutto in bolina. Ora è il momento del Fury e del Fury Lite, al quale rnv ha dedicato parecchio spazio prima con il proto testato da Ced a Maccarese e poi con il close up del prodotto definitivo. Insomma, NON c’è da scegliere, anzi: è il mercato che non permette di scegliere e se sei un atleta legato a un Marchio prima di una gara puoi solo che fare un pò di esercizio su e giù con la pumpetta oppure aprire le bocchette per il pregonfiaggio e mettere bene in chiaro le briglie. E in finale emerge tra le due stirpi kaitare un’ultima, biblica differenza: che il foillaro è certo che sappia che esiste il pump, ma meno certo è che il pumpero sappia che esiste il foil. Non ci credi? Prova a chiedere.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: