Pubblicato da: ruotenelvento | settembre 24, 2013

IL CRAB TEAM DI PAT E MAESTRO: la rinascita del buggy bidirezionale

CRAB BUGGY RACE 2

Pat in action con il Crab II durante The Race 2013

Il primo tentativo di importare il principio bidirezionale tipico del kitesurf nel buggy è stato fatto attorno al 2005 dal francese Olivier Suire che ha sviluppato finora una quindicina di prototipi, ma il tema tecnico era così stimolante che ha pizzicato anche la creatività del leggendario Popeye the Welder e, ultimamente, di Antonio Petreucic. Coloro però che negli ultimi anni hanno creduto molto in questa configurazione sono Pat Cremonini e Gianni “il Maestro”, che a Macchiareddu hanno presentato il CRAB II, un mezzo che si è subito rivelato molto competitivo.

ruotenelvento – Com’è nato l’interesse per questo buggy così anticonvenzionale?

Pat – Nel 2005 avevo deciso di usare i barrati anche sul buggy, convinto dalla loro enorme duttilità rispetto agli aquiloni a maniglie. Casualmente, ho visto su un forum una foto del CRAB, che all’epoca era una novità. E’ stata una folgorazione, perché la posizione frontale del pilota rispetto all’aquilone è molto più ergonomica per il pilota. Dopo sono entrato in contatto con i francesi, poi un primissimo prototipo mal funzionante, poi finalmente l’incontro con Gianni il Maestro e la realizzazione dei CRAB I e II, che vanno entrambi bene.

rnv – Secondo te per quale motivo i Francesi – soprattutto loro, ma anche quelli che ne hanno dato una loro interpretazione – lo hanno abbandonato dopo averci speso tante energie?

Pat – Credo che i motivi siano due. Da un lato vi è il fatto che a mio giudizio, e col senno di poi, il CRAB dei francesi è un attrezzo ancora immaturo, che senz’altro va bene ma è alquanto perfettibile. Per dirne una, dalle foto parrebbe troppo grande per essere agevolmente trasportabile, e il pilota pare più “appoggiato” sul mezzo che incassato dentro di esso, con relativi problemi di sfruttamento della trazione dell’ala. Anche le ruote sopravvento all’assale sono un problema, visto che riducono il braccio di leva che impedisce il ribaltamento del mezzo. Dall’altro lato c’è la diffidenza dei buggysti nei confronti di tutto ciò che è nuovo, e la conseguente difficoltà di commercializzare un buggy non convenzionale. Oltre il fatto che i buggy di alta fascia vanno veramente forte, ed è difficile per un pilota fare un salto al buio, investendoci anche dei soldini, col rischio di trovarsi in mano un attrezzo non competitivo e invendibile. Ci sarebbe forse voluto un investimento mediatico, onde propagandare l’idea. Ma forse non c’era un vero e proprio interesse, visto che la produzione di un CRAB, piuttosto che di un buggy, non consente al produttore di fare un maggiore margine.

CARRO A VELA MAESTRO

Il maestrale portava nella terra riarsa di Macchiareddu il mantra di Gianni “il Maestro”: “Il futuro è Crab e carro a vela, il futuro è Crab e carro a vela, il futuro è…”

rnv – Il Direttore Tecnico del Crab Team è Gianni “Maestro”, che tra l’altro a Macchiareddu navigava molto bene con un carro a vela che secondo me avrebbe anche ben figurato in gara. Sangiovese a parte, come si svolge il lavoro in Casa Crab?

Pat – E’ stato un grande lavoro di team, che ci ha tenuti occupati da ottobre 2012 fino a luglio 2013. Ai lavori, a parte me e Gianni, ha partecipato anche l’amico Alessio, che non compare mai ma fa parte della squadra a tutti gli effetti. Nel corso dei lavori, io rappresentavo l’esigenza del pilota, Gianni la pratica del costruttore, e Alessio la conoscenza dello stato della tecnica. Partendo da questi tre punti di vista diversi, si esaminava un problema di pilotaggio, si cercava di capire da cosa dipendeva, poi si facevano degli schizzi delle possibili soluzioni tecniche e se ne discuteva, onde trovare la possibile soluzione Una volta trovata una strada, si cercava la soluzione più pratica e duratura per risolverlo, scartando tutte quelle che prevedevano lavorazioni che non siamo in grado di fare da noi (ad esempio, non ci sono parti tornite perché ci mancano gli strumenti). Alla fine di tutto, Gianni faceva i disegni tecnici, poi li verificavamo e discutevamo insieme, e se eravamo tutti soddisfatti si procedeva alla lavorazione. La cosa più difficile è stata il tenere gli occhi costantemente sull’obiettivo, cioè soddisfare gli obiettivi di pilotaggio, senza indulgere a compiacimenti di natura meccanica. Il metodo ha richiesto tanto tempo, ma ha pagato, perché il CRAB è un attrezzo nello stesso tempo essenziale e raffinato, con soluzioni tecniche sempre semplici ma efficaci. E dal punto di vista del pilota è veramente facile da guidare, restando nel contempo molto stabile e performante. Insomma, volevamo una piattaforma che permettesse di andare veloci tenendo vele molto grandi, senza tendenze al rovesciamento, ma restando maneggevole. Io credo che ci siamo riusciti.  

rnv – Una delle caratteristiche del primo Crab – originata anche dalla costante discussione pubblica su Foilforum – è stata quella della pedana con il comando dello sterzo a cavi. Come mai è stata abbandonata?

Pat – Il sistema a cavi funzionava bene, ma richiedeva costanti settaggi e un’attenta manutenzione delle tensioni e delle pulegge. Troppo complicato, mentre l’obiettivo era la semplicità. Il sistema rigido è altrettanto funzionale, ma molto più facile da realizzare e non richiede alcuna manutenzione. Quindi, dal nostro punto di vista, è decisamente migliore.

rnv – E come mai tutta quella resistenza a giocare con gli angoli nella geometria delle ruote?

Pat – Più che resistenza, cautela.  Da internet sono arrivati un sacco di input, ma noi il crab lo dovevamo costruire, non specularci sopra a tempo perso. Si trattava di separare il grano dal loglio, cosa non semplice perché  ci avvicinavamo ad un campo nuovo, nel quale non avevamo esperienza. Ci abbiamo dovuto studiare, approfondendo il tema anche con un esperto di biciclette “recumbent” che si è occupato di temi simili. Solo dopo un poco di tempo abbiamo capito che i concetti di avancorsa che applicavamo, in quanto derivati dal campo motociclistico, erano sbagliati. In realtà bisognava vedere il CRAB come un quadri ciclo, e quindi dovevamo studiare le soluzioni applicate in campo automobilistico. Una volta capito questo, è stato abbastanza facile.

CRAB BUGGY RACE 3

Il CRAB TEAM al lavoro: anche una questione di stile

rnv – Cos’hai provato quando hai constatato che a The Race riuscivi a tenere il passo dei migliori? Poi con Gassa alla terza boa cosa è successo?

Pat – In Sardegna è stata la prima volta che ha girato la versione del CRAB II definitiva, e vedere che si stava alla pari dei “grandi” è stata una grande soddisfazione. Una cosa è crederci – e noi ci credevamo – una cosa è averne la prova. Peccato che si sia corsa una sola manche, e che io e Gassa ci siamo reciprocamente abbattuti, con una dinamica classica di queste situazioni: Io avevo appena passato la boa di bolina, Gassa era dietro di me, che cercava di passarmi da sopra (quindi io non lo vedevo). Entrambi mulinavamo le ali per essere veloci, e la sua ala è finita tra i miei cavi. Può capitare, non è colpa di nessuno. Peccato, perché dai video si vede che andavo forte. 

rnv – In quali condizioni pensi che il Crab abbia le migliori chances? Certo che su bordi molto lunghi potrebbe essere difficile stargli dietro…

Pat – Il CRAB da il suo meglio in condizioni di sovrainvelatura, perché a mio giudizio permette di tenere in sicurezza vele più grandi dei buggy tradizionali. Inoltre le 2 ruote sottovento aiutano molto a trasformare la potenza in velocità, come si è visto a Macchiareddu. 

rnv – In boa dov’è che si può migliorare? È una questione di regolazione del mezzo o di regolazione del pilota?

Pat – Ora che il CRAB è tecnicamente a posto, bisogna lavorare sul pilotaggio. Il problema è che non ci sono termini di paragone, e che le tecniche di inversione – strambata e virata – sono tutte da inventare. Anche per questo motivo avevo la telecamera sul casco, per cercare di capire dove sbagliavo, e quale è il movimento più fruttuoso dell’aquilone da accoppiarci. Dopo avere visto i filmati di Macchiareddu, si è accesa qualche lampadina mentale, e ora aspetto l’occasione di verificare sul campo qualche possibile soluzione.

CRAB BUGGY RACE 1

Pat gira la prima boa a The Race e prende la rotta per il suo bordo più veloce

rnv – Tu sei sempre stato legato alla tedesca Flysurfer, una Marca leader nell’ULW ma che in realtà su terra si vede poco, anche ai Mondiali dello scorso anno c’era solo uno Psycho. Metti che a Marquartstein (SIC!) sono rimasti impressionati dal potenziale espresso nel CIKB e ti chiedono indicazioni per un’ala più performante: cosa gli dici?

Pat – Io giro con Flysurfer dal 2004, con soddisfazione. Sono ali che danno grande soddisfazione allo smanettone, perché ti permettono di regolartela a tua misura, oltre ad avere un feeling molto piacevole al pilotaggio. Al momento direi: speed 4 uber alles. Sono usciti solo l’8 e il 10, ma sono 2 bombe, anche per CRAB e BUGGY. Tanta potenza, progressiva col montare del vento apparente, tanto depower, molta stabilità ottima velocità di punta. Ma anche gli speed 3 si difendono benissimo.

rnv – Passiamo un po’ al Campionato Italiano. Tra l’altro tu hai vissuto in prima linea anche quello organizzato dall’AIAT, quindi la tua valutazione ha anche un nitido termine di paragone. Per conto mio ribadisco che per lo sviluppo del CIKB ci si dovrebbe muovere almeno in due direzioni. La prima è coinvolgere altre realtà nazionali molto solide di powerkite, e penso sopratutto a quella piemontese; la seconda è la necessità di trovare un modo per avvicinare i giovani. Poi, se proprio vogliamo, che in Italia nessuno costruisca né buggy né aquiloni certo non aiuta. Tu cosa ne pensi, come si fa crescere questo sport?

Pat – Io credo che il buggy, come sport, non crescerà fino a che non ci sarà almeno un punto di aggregazione stabile sul territorio, e un’organizzazione che gestisca unitariamente, ma senza personalismi stupidi, gli eventi. Il posto ideale sarebbe il Petrano, e per questo condivido l’opinione di chi pensa che bisogna unire buggy, mtb (e carri a vela) sotto la stessa bandiera, non litigarsi la disponibilità degli spazi mettendosi in contrapposizione. 

rnv – Come ti spieghi quest’anomalia tutta italiana del dominio dei barrati?

Pat – Sono più adatti ai nostri spazi, e inoltre i nostri manigliari a mio giudizio usano ali troppo piccole. La sproporzione coi barrati è tanta, sabato 14 io giravo col 15 mq barrato e altri piloti col 4,5 o 4,7 mq a maniglie. Per quanto i manigliati siano ali più efficenti, con questa sproporzione di metratura difficilmente c’è gara.

rnv – È difficile ignorare un entusiasmo che diventa via via più sfolgorante. Ti è salita la voglia di confrontarti con il Crab in qualche gara che so? del Campionato Francese? Trasfertone?

Pat – E’ troppo presto. L’obiettivo, adesso, e stare almeno alla pari con la banda di quelli che ritengo i migliori piloti italiani (Enrico Cortona, Gigi Tassini, Ronnie Pavani e Loris Scrinzi). Dopo, si vedrà. Certo, partecipare ad uno di quei grandi eventi in francia o in germania sarebbe bellissimo…..

(un grazie! a Robya Dakota per le splendide foto scattate a The Race)


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