Pubblicato da: ruotenelvento | dicembre 18, 2013

LEZIONI DI SKATE A ROMA con PAOLO PICA

LEZIONI DI SKATE

Un paio di anni fa a Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si svolge all’EUR, l’attenzione di ruotenelvento era stata catturata da un volume che si distingueva sia per il packaging – carta da pacchi con un rapido squarcio su una foto – sia per il titolo: SKATE – Metodologia, tecnica e propedeutica degli elementi base dello skateboard (Miraggi Edizioni, 2010). Non è che in Italia gli sport di scivolamento possano contare su una vasta letteratura: tanto per fare un esempio, per una disciplina come il kitesurf che oltre 10.000 praticanti li fa tutti e che è agitato da continue novità dei materiali, siamo ancora fermi al 2002 (Il kitesurf – Corso pratico illustrato di Panetta, Kraus, e Mocellin, Mursia) mentre il recente Kitesurf – Volare sulle onde – Attrezzature, tecniche, manovre, spot e sicurezza di Lucilla Aglioti (Nutrimenti, 2012) non aggiunge granché alla materia.

A lanciarsi nell’avventura di scrivere un libro sullo skate è Paolo Pica, che nei prossimi giorni insieme ai suoi collaboratori sarà al Pontificio Oratorio San Paolo (Viale di San Paolo 12) per tenere dei corsi gratuiti.

I corsi di skateboarding si svolgeranno il 21 dicembre dalle 16.30 alle 18.30, il 22 dicembre dalla 10.30 alle 12.30 e il 4 gennaio 2014 dalle 16.30 alle 18.30.

ruotenelvento – Chi è Paolo Pica?

Paolo Pica – Sono un insegnante di educazione fisica interessato a mille sport, curioso di sperimentare e convinto che è possibile impararne di nuovi e praticarli a qualunque età! Anzi ti dirò di più, quelli che inizi a praticare da adulto sono quelli che ti danno le maggiori soddisfazioni: il confronto non è più con gli altri, ma con te stesso e le tue potenzialità. Ti rendi conto che la vittoria è momentanea, perché la situazione domani cambia e ti pone di fronte a nuove difficoltà, e la sconfitta, amara e frustrante quando eri più giovane, ora è una grande maestra di vita che ti guida verso la soluzione giusta. Per migliorare il mio modo di fare surf, a quarantaquattro anni mi sono avvicinato allo skateboard, e per evitare di cadere per la duecentesima volta in rampa, la sconfitta che ti guida verso le possibili soluzioni al problema, mi sono inventato le assistenze. Quest’anno, a quarantanove anni, collaborando con la Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio, come docente nei corsi nazionali Allenatori di skateboard di 1° livello, mi sono avvicinato al mountainboard, scoprendo che, pur non avendo a portata di mano le montagne, è possibile praticarlo nei parchi di una grande città come Roma. I parchi pubblici fondamentalmente non mi sono mai piaciuti e non li ho mai frequentati, ma ora grazie al mountainboard ne sto scoprendo la bellezza! 

PAOLO PICA MOUNTAINBOARD
rnv – È sempre molto difficile trovare una sintesi, il metodo che permetta di descrivere chiaramente una cosa, soprattutto per uno sport che significa provare cadere riprovare ricadere e così via. C’è voluto molta fatica per arrivare al sistema grafico descritto nel tuo libro? In cosa consiste?

PP – A dirti il vero no, è stato un passatempo piacevolissimo, visto che quando ho iniziato a descrivere la tecnica esecutiva dei tricks in street e rampa, stavo bloccato a casa con una gamba rotta, e dovendoci stare per due mesi, o trovavo un modo costruttivo di impegnare il tempo o davo di matto!!! Così ho pensato che cercare su internet dei testi scritti che descrivessero i vari tricks come caratteristica, esecuzione tecnica ecc. , per studiarmeli a fondo, poteva essere un ottimo passatempo! Ma… amara sorpresa, oltre ai video, di scritto poco o nulla che potesse soddisfare la mia voglia di sapere. Così ho iniziato ad analizzare centinaia di video, fotogramma per fotogramma, dei tricks eseguiti in street e in rampa, sia da skater comuni che di alto livello, cercando di giungere ad una soluzione intermedia fra la tecnica esecutiva dello skater ” normale”, e la personalizzazione tecnica del “pro”. La forma descrittiva analitica mi è sembrata immediatamente la più chiara e la meno prolissa. Un’altra cosa della quale mi sono reso conto ben presto nel descrivere le varie manovre, è stata l’incongruenze dovuta al mantenimento del frontside e del backside così come si usa nel surf da onda. E poi, come evitare di descrivere i movimenti dello stesso tricks due volte, visto che nello skateboard esistono sia i goofy che i regular? Semplice, creare sulla tavola dei punti di riferimento e descrivere la tecnica esecutiva del trick riferendovi i movimenti che il corpo e le sue parti compiono. Tirando le somme quindi, quanto ti ho appena detto, costituiva solo una serie di appunti da studiare che mi ero fatto per ammazzare il tempo infinito che avevo a disposizione. Al libro ancora non ci pensavo! Le assistenze sono nate per caso, quando, non riuscendo a chiudere il rock to fakie, ho chiesto a mia moglie di mettersi all’interno della rampa a braccia distese e parallele, con un piede sul flat e uno sul transition, così da fornirmi un appoggio durante la fase discendente in fakie, dove immancabilmente cadevo o mollavo lo skate. Incredibile ma vero, in un attimo l’avevo chiuso!!! Non solo. Non dovendomi più preoccupare di cadere, perché potevo contare su un appoggio, ero anche in grado di capire meglio, aggiustandole di volta in volta, le posizioni del corpo e le spinte sulla tavola. Visto che dopo un mese di schianti, con meno di due ore, grazie alle assistenze, ero riuscito a chiudere da solo il rock to fakie, perché non creare delle assistenze per altre manovre sia in rampa che in street? E visto che avevo già descritto la tecnica esecutiva di molti tricks, perché non unire il tutto e farne un libro? Da qui, è partita la sperimentazione di una metodologia d’insegnamento che, basandosi sulla diminuzione progressiva delle assistenze e la scomposizione del trick nelle sue fasi, consentisse a quanti la stavano sperimentando di ridurre al minimo le cadute e i tempi d’apprendimento.

rnv – Al liceo la mia educazione fisica spesso era scendere in una specie di fossa di cemento a spararci pallonate, col bonus del rimbalzo e di un giovanissimo Bonolis che usciva furioso perché facevamo casino (su una delle pareti della fossa si apriva la porta metallico dello studio dove registravano bim bum bam). Ma non era meglio fare skate? C’è resistenza nei confronti della tavola? Perché?

PP – Così come un organismo vivente per non estinguersi deve adattarsi ai mutamenti dell’ambiente in cui vive, anche la scuola si è dovuta adeguare, diventando informatizzata e multimediale, aprendosi di conseguenza a tutte le nuove tendenze, skateboard e writing compresi, che a ben guardare così nuovi non sono. Io a dirti la verità quest’anno, avendo presentato in diverse scuole del IX municipio di Roma, (ex XII Eur) lo skateboard con il metodo Full Time, ovvero quello delle assistenze, ho avuto più che reticenze da parte di istituzioni, presidi e professori, propensioni a svolgerlo in orario curricolare e inviti a diverse manifestazioni

rnv – Per il long vedo sempre un movimento sempre più grosso, nello street non so. Secondo te qual è la tendenza? Lo skate è in crescita?

PP – Lo skateboard è sicuramente in crescita, e per rendersi conto di quanti si avvicinano alle discipline dello skateboard, basta far caso: in televisione, al maggior numero di spot pubblicitari che presentano al loro interno immagini relative allo skateboard, e in giro per le città, ai park comunali che stanno costruendo. Per quanto riguarda la tendenza io mi auguro che lo skateboard esca dalla nicchia e diventi alla portata di tutti, così com’è accaduto per lo snowboard.

rnv – Pensi che la crisi abbia morso cattiva e che qualcuno si sia indirizzato a skate e monopattini come mezzi di mobilità personale?

PP – Non so cosa dirti, ma non credo che la crisi abbia costretto qualcuno al mezzo ecologico alternativo alla macchina, almeno a Roma, a giudicare dal traffico caotico e soffocante!

rnv – Quanto sta influendo sulla piazza come Roma la perdita dello spot di Ostia?

PP – La chiusura di una struttura come The Spot ritengo abbia creato un bel disagio allo skateboard romano, ma ancor di più ai residenti di quella zona di Ostia, che visto il quartiere, rappresentava per bambini e adolescenti, le fasce più a rischio, un’oasi felice. La passione per lo skateboard, ora che non c’è più nulla, riuscirà a tenerli lontano dai guai?

OLLIE SKATE

rnv – Dopo San Paolo avete in programma altre iniziative?

PP – Sì, ti anticipo la prossima: stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per sponsorizzare a diversi livelli il Full Time Skateboard Team, e a breve dovemmo organizzare le selezioni.

rnv – Oltre a disporre di un maggior numero di skate park dov’è che si può agire per diffondere la disciplina? Gli amministratori locali cominciano a interessarsi alla cosa?

PP – Premesso che quello che ti sto per dire è visto con gli occhi di un insegnante di educazione fisica, a mio avviso, i capisaldi sui cui potrebbe poggiare una diffusione massiva dello skateboard sono: interazione con la Facoltà Universitarie di Scienze Motorie; diffusione in edifici scolastici, centri sportivi e palestre di corsi di skateboard attraverso l’utilizzo di strutture modulari pieghevoli, trasportabili e graduabili in altezza; skate park che abbiano strutture progettate sia in funzione degli skater esperti che dei bambini e dei principianti. Vediamoli uno a uno: – L’interazione con la Facoltà Universitarie di Scienze Motorie, può dar vita a tutta una serie di lavori di ricerca che inevitabilmente innalzano sia il livello di pratica che di prestazione dello skateboard. – Le strutture modulari, graduabili in altezza dai 10-15 cm a 50cm, pieghevoli e trasportabili, visto che sono munite di rotelle, dati i ridottissimi tempi di montaggio e smontaggio e uno spazio d’ingombro minimo, una volta richiuse, consentono allo skateboard di potersi diffondere a macchia d’olio in palestre e centri sportivi, come un qualunque corso che abitualmente si pratica in palestra. E se pensiamo a quanti edifici scolastici, palestre e centri sportivi ci sono, questo ci dovrebbe dare un’idea della potenziale diffusione capillare. – Lo skate park, a mio personalissimo parere, per poter essere realmente accessibile a tutti, dovrebbe contenere due aree, una didattica, con strutture molto basse dedicate ai bambini e ai principianti, e una con strutture standard, più alte, dedicate a skaters più esperti. Andrebbe a vantaggio di tutti, visto che gli skater che utilizzano dette aree, avendo al oro disposizione uno spazio interamente praticabile, non s’intralcerebbero a vicenda! Per la mia esperienza passata con le amministrazioni locali, ovvero fra giugno 2012 e giugno 2013, posso dirti che hanno mostrato molto interesse per lo skateboard, patrocinando tutti i progetti per le scuole che gli ho presentato.

rnv – Il miglior film/documentario di skate di sempre?

PP – Te ne do due: The Bones Brigade Video Show e Lords of Dogtown.


Responses

  1. […] e l’altro o no? ruotenelvento già si era fatto quattro chiacchiere con Paolo Pica, autore di SKATE – Metodologia, tecnica e propedeutica degli elementi base dello skateboard (Miraggi Edizioni, 2010). Ora è appena uscito stupidi giocattoli di legno – lo skate nel […]


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