Pubblicato da: ruotenelvento | marzo 30, 2014

LANDSAILING IN INDIA

LANDSAILING INDIA

Sono due i ricordi più vividi del primo meeting FISLY al quale – finalmente e ufficialmente – partecipai. Quello del 2000 non mi era proprio venuto in mente che quando parlavano di tutti i capitani nazionali potessi essere io il rappresentante italiano, così mentre loro discutevano del futuro dello sport io continuavo a starmene in spiaggia a mangiare aringhe affumicate sopra un fusto da 200 litri e bere redbull (che allora era il main sponsor dei Campionati del Mondo e sul landsailing ci spingeva parecchio). Nel 2002 a Ivanpah invece eravamo in quattro sotto una tenda in mezzo al deserto… Insomma nel 2006 riunione pomeridiana nel Casinò di Le Touquet. Una stanza al primo piano, il tesoriere col martelletto, e, seduto al centro del tavolo, il Presidente Eric Engelbrecht – che ci ha lasciato solo pochi mesi fa, RIP – con il contegno e la barba solenne, proprio sotto al ritratto del Generale De Gaulle, come un continuum di autorità decisionale. Quando viene lasciato spazio agli interventi mirati a descrivere come il landsailing si stava sviluppando nei diversi Paesi, all’improvviso chiede la parola un uomo al quale nessuno aveva fatto caso e che nessuno aveva mai visto prima. Comincia a parlare del luogo in cui vive, nel Gujarat, una regione occidentale dell’India. Il livello di attenzione rimane piuttosto modesto finché non le orecchie dell’assemblea non sentono la paroline magiche: Lì da me si può fare carro a vela in area grande quanto il Belgio. Le dimensioni contano, così ci fece a tutti veramente un’ottima impressione.

Non ho mai dimenticato Eric Engelbrecht e De Gaulle, ma nemmeno l’uomo indiano e il suo spot navigabile grande quanto il Belgio. Mesi dopo trovai per caso – mi sembra su una pagina web legata a seabreeze – una nota sulla ILSA, la Indian Land Sailing Association con un contatto. Così – siamo nel 2008 – decisi di sentire il Dr. Digvijay Sihn – l’uomo del meeting FISLY – per vedere se era possibile organizzare un trip e se sul posto erano disponibili dei carri a vela. Il Dr. Digvijay Sihn è l’ultimo discendente dei Maharaja di Wankaner e la storia della dinastia è estremamente lunga e interessante. Tracciata fin dall’inizio del XVII secolo, meritava – come tradizione per indicarne il rango – 11 colpi a salve quando giungeva nella Capitale dell’Impero. Tra le proprietà della famiglia c’era anche uno splendido palazzo a Mumbai, che, con il declinare dell’istituzione aristocratica e qualche difficoltà economica, fu venduto per diventare sede del Consolato USA.

Questa storia dell’India mi è tornata in mente quando è rimbalzata la notizia di un gruppo di militari indiani che ha attraversato il Great Rann of Kutch – il più grande deserto salato indiano, quello del quale parlava il Dr. Sihn, ad un paio d’ore da Wankaner – con dei blokart. Ovviamente l’India è un continente che va preso con le giuste precauzioni, non è che si va come si parte per La Franqui. Il monsone non si affronta alla leggera e come mi scriveva il Dr. Sihn la zona è allagata da maggio ad ottobre. Sulla presenza del vento non garantisco e anche dalle foto di Sail World non sembra che abbiano incontrato tutta quest’aria. Un contatto utile nel caso qualcuno volesse dare un’occhiata in uno spot inconsueto è quello del resort che fa parte del Palazzo di Wankaner, sede del Maharaja.


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