Pubblicato da: ruotenelvento | luglio 29, 2014

SMITH CREEK, SKATEBOARDING, LANDSAILING, ITALIANI E “ITALIANI”

MOSS LANDING

Ma pare proprio ruotenelvento ‘sto ragazzo in skate davanti a casa di Nancy Russell, tra Monterey e Santa Cruz! Eppure negli stessi giorni solo poche centinaia di miglia più a NE si svolgevano i Campionati del Mondo di carro a vela. Cos’è successo?

Che periodo passano le vele da terra? L’Eldorado del landsailing è la Sardegna, non c’è dubbio. Passione e disponibilità dei locali – che hanno allestito ormai una flotta bella consistente soprattutto di autocostruiti – stanno trasformando la playa cagliaritana in una metà di pellegrinaggio che attira chi già ha dimestichezza col vento e vuole finalmente provare un carro a vela. In Continente l’interesse si è un po’ smorzato, ma del resto senza uno spot come Macchiareddu che fai? Ficchi una tavola nel bagagliaio e vai di gravità in sorriso. La fase più delicata e regressiva la vive il kitebuggy, al quale l’encomiabile idea di organizzare un Campionato Italiano sembra aver dato il colpo di grazia. Peccato, era una buona idea e senza tanti bastoni tra le ruote si sarebbe rivelata un’iniziativa in grado di far crescere tutti.

A Smith Creek i Mondiali 2014 (i risultati sono qui, le foto qua) hanno mostrato l’escalation del Mini. Paradossale: ora addirittura i Promo cioppati non bastano più. Il vincitore John Eisenlohr è un pilota di tutto rispetto e ha battuto la concorrenza con un razzetto autocostruito nel quale l’aerodinamica è fondamentale. Alle spalle dell’Americano completano il podio Fiquet (Airtrack) e Sven Kraja (Libre/Frog Sails). Ci mancherebbe altro, gli spot americani stanno lì per correre, ma forse si sta andando troppo oltre, non era questo il senso del Mini, lo yacht alla portata di tutti e blablabla. Addirittura si sono visti tra i Seagull ufficiali degli Exelor accorciati (Jean Philippe Krischer ci è arrivato 5. assoluto), ci manca solo che Jenkins mi sega il Greenbird. Oltre alla mutazione genetica del 5.60 un altro fenomeno sembra caratterizzare gli ultimi Campionati del Mondo: l’appropriazione un po’ indebita di nazionalità. Ora se capita una volta pure pure, ci si fa una risata, quella successiva magari girano le palle. A Cherreuix 2012 non era molto piaciuto lo svizzero, uno scarso rimasto fuori dalla selezione dei piloti elvetici che si è iscritto come italiano tra i Mini. A Smith Creek abbiamo avuto un altro “italiano”, che ha gareggiato sia con i Manta Twin che i Classe 3. A organizzatori e Federazione una bandiera in più che sventola fa sempre piacere e prestigio, invece di 14 Nazioni partecipanti possono dire che erano 15, i numeri contano. Per noi un motivo in più per spingere, permettendo a più piloti nazionali – soprattutto giovani – di fare esperienza e di essere presenti nelle prossime manifestazioni internazionali.

 

 

 

 


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