Pubblicato da: ruotenelvento | ottobre 22, 2014

1999: QUANDO TUTTO EBBE VERAMENTE INIZIO – prima parte

BAIA DI SAINT NAZAIRE

Nella baia di Saint Nazaire quando il groppo arriva, arriva. Sullo sfondo i cantieri e i bunker dai quali erano salpati i sommergibili tedeschi all’attacco dei convogli alleati in Atlantico

L’anno in cui si cominciò a fare sul serio fu il ’99. Ad aprile partimmo in camper per Amsterdam e dopo essere stati qualche giorno – a causa di una serie di circostanze per quel posto assolutamente imprevedibili – con gli occhiali da sole anche di notte, er Colonna, Podro e er Vichingo se ne ripartirono (con l’intermezzo di un incontro ravvicinato della mansarda con la pensilina di un McDrive) per Tana de le Tigri, dove per hobby, mentre er Negro correva dietro a quelli che non restituivano l’unico bicchiere in grado di resistere alla tequila bumbum, si continuavano a forgiare asce e mazze ferrate: ed erano più leggeri di me, lasciato a Saint Brevin Les Pins.

CHAR A VOILE ST BREVIN 01

E nel ’99 chi l’aveva mai vista una spiaggia così? Si sa quando si parte, ma dove si arriva, boh.

Qui, alla foce della Loira, all’ombra degli impenetrabili ricoveri corazzati che un tempo avevano protetto dalla Grand Slam gli U-boot nazisti, le maree si succedevano lente, lasciando il tempo per ingozzarsi di ostriche innaffiate di muscadet, per rabbrividire al gelido ululato dell’husky e per riflettere: oltre che per vedere per la prima volta dei carri a vela “veri”.

CHAR A VOILE ST BREVIN 02

Il primo folgorante eccitante sublime (distante, di fotografa pigra) sollevamento della ruota sopravento? Peut être.

Beh, confrontando i carri a vela commerciali – si girava con gli Albatros e Fusion della Sporever, un Marchio che si spartiva con Airtrack e Seagull le scuole della FFCV e che oggi non esiste più – c’era qualcosa da rivedere in quello che stavo assemblando a Campo di Carne. La forcella proprio non c’entrava niente, avvicinandomi così alla prima legge della realizzazione di un landyacht efficiente, cioè che punto di contatto della ruota e prolungamento dell’asse del cannotto devono coincidere (la seconda è ovviamente quella che riguarda il centro di pressione velica e l’ombelico). Se poi ogni sera ci si coricava col terrore dell’avanzare della setticemia dalle piaghe salate delle dita, anche l’acquisto di un paio di guanti sembrò qualcosa di opportuno e sensato.

ST BREVIN

Un ultimo crepuscolo a Saint Brevin Les Pins. Questo posto incantevole – ma non certo la migliore spiaggia da landsailing del mondo – era stato scelto per la coincidenza tra una scuola della FFCV e un’ostello della gioventù.

Ero pronto per applicare quella pratica al Malider. Ci voleva ancora la perdita di un treno (quella cazzo di metrò tra Gare du Nord e Gare de Lyon), una notte fuori stazione dopo essere stato cacciato dalla sala d’attesa dai rottweiler della polizia, qualche mese di lavoro per la nuova forcella e per adattare l’attrezzatura del Vaurien e si era pronti per il litorale romano.


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