Pubblicato da: ruotenelvento | dicembre 22, 2015

The SIGNAL HILL SPEED RUN

SIGNAL HILL SPEED RUN

C’è questo abisso circondato dal sole che prima o poi precipiterà nell’Oceano e dalle pompe che succhiano petrolio e la El Camino 350 di Jim O’Mahoney – editore di un paio di riviste di skate e di deltaplano e organizzatore della gara – che fa da skilift a qualche giovanotto gagliardo. The SIGNAL HILL SPEED RUN è la storia di quello che succede in questo dirupo dritto dritto californiano, 4 edizioni dal 1975 al 1978. La faccenda è narrata da Ben Harper – proprio QUEL Ben Harper – ed è disponibile anche in Europa contattando Mike a info@tunnelskateboards.com. E’ un evento fondamentale per la storia dello skateboard e soprattutto del downhill, sia a livello di costruzione mitica che di evoluzione tecnica, del tuck come lo conosciamo oggi, braccia indietro, dei puck e dei luge. Si nasce in piedi, ma le strade si dividono presto, con sistemi per stare sdraiati sempre più velocemente. Non riusciamo a vedere molto di quello che succede dentro le skatecar, ma riusciamo a vedere lo stile tagliato nell’eternità di aria fissa rovente di chi non rinuncerà allo stand up, come Grundy, Goldman e Hutson.

SIGNAL HILL SPEED RUN 2

Accanto ad un coraggio inarrivabile – un paio di tipi tornavano dal Vietnam, dopo quello avrebbero potuto sfidare qualsiasi cosa – questa manifestazione rivela una storia di infantile incoscienza e di assoluta approssimazione. Uno degli esempi più drammatici è Terry Nails – il primo spacciatore in skateboard su a Haight Ashbury, che risponde alla domanda se la collina l’avesse mai provata con un no, sarei solo morto prima – che sparato a manetta e senza freni col suo Stroker perfora l’ultimo ostacolo di balle di paglia e finisce nel traffico, dove viene investito e un pochetto tritato tra i rivetti del suo siluretto. Se la cava, ma peggio va a tanti altri, sia tra i rider che tra gli spettatori, falciati ogni tanto da tavole schizzanti ad altezza tibia/perone. Chi se la vede veramente brutta è questa meravigliosa – chi non avrebbe avuto una cotta per lei? – ragazza di nome Tina Trefethen, strappata per i capelli da comare secca dopo una specie di supernova nel marciapiede.

Un film veramente fantastico – che per me insieme a NitroAmerica 2014 March Meet di Les Mayhew è la rappresentazione dei migliori risultati dei nostri primi 11.000 anni di civiltà – che oltre a regalare un’ora e mezza di puro piacere può dare il via alle idee più devastanti.

NON COSTRUIRO’ UNA REPLICA DELLO SLITTINO DI SAM PUCCIO

NON COSTRUIRO’ UNA REPLICA DELLO SLITTINO DI SAM PUCCIO

NON COSTRUIRO’ UNA REPLICA DELLO SLITTINO DI SAM PUCCIO

NON COSTRUIRO’ UNA REPLICA DELLO SLITTINO DI SAM PUCCIO

NON COSTRUIRO’ UNA REPLICA DELLO SLITTINO DI SAM PUCCIO…


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