Pubblicato da: ruotenelvento | febbraio 3, 2016

UNA COMUNITA’ SOLIDA COME METALLO E ALTRE STORIE DI LONGBOARD IN ALLUMINIO

Grazie al contributo della comunità di Silverfish è nato il prototipo di una tavola in alluminio estremamente complessa che a differenza di altri modelli in metallo richiede parecchi pezzi da saldare insieme. La collaborazione richiesta da Duraboards è servita per definire il progetto in tutti i suoi dettagli, dallo shape al nome.

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Questo è il frutto dell’abilità professionale di Matt di Duraboards e di un mucchio di votazioni, sondaggi e grafici a torta su SF: è una 36″ x 9,5″ double kick, rocker, anima in 8 tubi quadri

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A fianco del modello in lamiera saldata Duraboards ha lavorato anche ad un deck in alluminio fuso 

Non è la prima volta che viene proposto il LONGBOARD IN METALLO. Purtroppo questi prodotti, come del resto le hollow prodotte industrialmente – ne esistono almeno tre: hollow core di Bustin; air frame di Comet; hollow tech di Landyachtz – faticano a rompere l’egemonia del legno, rimangono roba esotica. Per una ragione o l’altra, tipo il prezzo (l’intenzione di Duraboards è quello di non superare di troppo i 200$), l’abitudine, il guadagno assolutamente irrisorio in peso (ammesso che la leggerezza serva a qualcosa) o il crederci poco da parte delle Case. Alla fine della fiera risulta perfettamente chiaro che il legno non si batte. Anche Dirt Corner offre – su ordinazione – la Beercan Oat Soda, realizzata con alluminio riciclato e che si distinge anche per la slitta che permette di non avere limiti nel posizionamento dei truck e quindi nel wheelbase. A lanciarsi in tentativi commerciali sono stati anche altri Marchi, come Cindrich (lavorate dal pieno, oltre ad un suggestivo modello assemblato tipo “Meccano”), Scissorflip, Bombsquad (tornata a materiali più tradizionali) e le fantastiche anodizzatissime Rogers Bros (con una prevalenza di streetluge, però). Oh, che poi se si cazzeggia c’è pure Corbus

METAL RIVETED LONGBOARD

Prime bozze di un long single kick in acciaio stampato in due gusci da rivettare: è solo questione di prezzo

Potremmo mai accontentarci? Infatti, pur sapendo che ogni deragliamento dal popolo degli alberi è antieconomico, metti che conosci delle persone nel settore dello stampaggio della lamiera a Torino – dove di lamiera ne hanno stampata proprio tanta – e cominciano ad emergere i primi schizzi per una tavola metallica da un colpo di maglio e via. Forse due, per un risultato tutto rivettato tra steampunk e Piano Quinquennale. Vediamo. Anche le hollow non erano che segni sulla carta. Ecco, poi dovrebbe seguire una produzione di massa alla Stalingradski traktorni zavod im. F.E. Dzerzhinskogo che lavora a ciclo continuo su 3 turni e paracadutarle dietro le linee del pallone e delle cravatte per liberare i ragazzi prima che sia troppo tardi.

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A proposito di stampaggio, la FP-45 Liberator è un capolavoro di progettazione industriale, anche se totalmente inutile nel mondo reale (ci stanno riprovando oggi con le stampanti 3D). Era composta da soli 23 pezzi stampati in acciaio: fu prodotta in un milione di esemplari da una sussidiaria della General Motors, al prezzo unitario di 2,40 $ (15 volte circa una pistola tradizionale)


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