Pubblicato da: ruotenelvento | giugno 13, 2017

PER UNO SKATEPARK A PINETA SACCHETTI

Danilo in standup slide in una delle vie adiacenti al Parco del Pineto. Grazie al Bombolo e al Thomas Milian di Piskv via Pio IX è diventata una delle strade più note del quartiere che tra tanti problemi sta trovando una sua dimensione anche estetica

Subito dopo l’incendio che distrusse il mai nemmeno preinaugurato (una novità per la città, dove sembrava che una preinaugurazione non si negasse proprio a niente e nessuno) si era scritto che in quello spazio ci si poteva almeno ricavare una skateplaza. Si faceva per provocare, visti i costi ingenti, bloccati dal vicolo cieco che come ti muovi – per ripristinare o demolire completamente – sono cifre da diverse centinaia di migliaia di euro.

In questi giorni tuttavia cittadini e Associazioni stanno partecipando ad un tavolo convocato da Valeria Pulieri (assessora del XIV Municipio alle politiche ambientali, della mobilità, verde pubblico, trasporti, qualità della vita) per vedere come ripensare le attività ludiche nell’area. Non starò qui a raccontare né dello splendore fragile e raro del Parco del Pineto né del ruolo d’aggregazione, crescita e formazione (per tutte le età, ma soprattutto in quella di passaggi complicati che riguardano gli adolescenti, target preferenziale di una struttura del genere) dello skate, ma valide ragioni per un park al Pineto potrebbero essere:

  • Le strutture possono essere perfettamente compatibili con il Parco. E’ evidente che per evitare gli atti dolosi che già lo scorso dicembre hanno danneggiato il parco per i bambini è necessario prevedere materiali come il cemento. In Italia una delle strutture in cemento armonizzate è il Jurassic Skatepark che copre circa 800 mq all’interno del più grande Parco di Cesena, quello dell’Ippodromo.
  • Skatepark è una sintesi. Chiunque conosca realtà anche di altre città mediterranee come Barcellona e Marsiglia sa perfettamente che questa sintesi definisce uno spazio che ospita all’interno biciclette, pattini e monopattini, all’esterno sia altre attività sportive (basket, free climbing, quello che vi pare) che elementi di arredo urbano di svago e riposo, e tutto questo per qualsiasi fascia d’età possa venirvi in mente.

Come annunciato la settimana precedente dall’assessora Pulieri, al Parco del Pineto è cominciato lo sfalcio. Un sistema per proteggere dagli incendi che più volte hanno devastato il Parco, come allo stesso tempo un modo per tutelare l’area è quello di offrire spazi che la comunità possa vivere in maniera permanente, continuativa e con orgoglio. 

  • Vivere un luogo è il modo migliore per mantenerlo sicuro. La presenza è già di per sé una deterrenza. In un contesto difficile sia per il reperimento dei fondi che per pregiudizi legati ad un’immagine negativa (ma perché? con tutta la disciplina che occorre per chiudere un trick) gli skater proteggono lo spot frequentandolo a qualsiasi orario. Nella Capitale per il momento esistono 2 skatepark principali (Cinetown a Cinecittà, Municipio VII e Bunker a Montesacro, IV Municipio) e altri impianti minori (per esempio sotto al Ponte della Musica). E’ facile prevedere che quelli che praticano skate, BMX e monopattini lontani da questi quartieri sarebbero felici di trovare una struttura anche nel quadrante nordovest della città, oltre a farne occasione di incontro con coloro che già dispongono di impianti simili.

Il Parco del Pineto già si distingue per ospitare una delle Biblioteche di Roma più suggestive della Capitale, che a sua volta ospita un primo nucleo di testi dedicati allo skate e al longboard.

  • È un dovere delle istituzioni non rimanere indietro rispetto alle esigenze della cittadinanza. Questo significa che se dei fondi si rendono disponibili, il ripristino del minimo indispensabile non confligge con un’idea di eccellenza che rende ancor più attivo e partecipato uno spirito di cittadinanza. Dove è scritto che bisogna accontentarsi quando facendo convergere le energie si potrebbe addirittura definire e rappresentare un modello anche per altre realtà? È chiaro che chi frequenta l’ambiente dello skate ha una percezione già orientata in un certa direzione, eppure è un fatto oggettivo che negli ultimi anni la sensibilità per alcuni “veicoli” – per svago o per diporto – è notevolmente aumentata.
  • In particolare per l’area della Capitale, accanto a quelle dedicate allo street, si assiste al successo di manifestazioni come il Green Skate Day (nato in Canada nel 2007 come evento legato alla Giornata della Terra e che vede ormai nell’appuntamento romano quello più seguito nel mondo, con oltre 300 partecipanti  – moltissimi bambini – e chiusura delle strade attorno all’EUR) ed il Longboard Fest/Shapers Meeting.
  • Su una scala più ampia, alcuni elementi indicano una tendenza. Questo punto copre un vasto orizzonte che spazia dal successo di un film come Slam – Tutto per una ragazza (ambientato proprio a Roma e allo skatepark di Cinetown) alla presenza in molti spot commerciali, dall’introduzione dello skate tra le discipline alle prossime Olimpiadi Tokio 2020 al boom dell’hoverboard – nient’altro che versione elettronica e a 2 ruote dello skate – più volte rilanciato dai media.

 

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