Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 5, 2016

IL ROMANZO DEL LONGBOARD E DEL KITE – TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO

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TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO è un romanzo dedicato al longboarding e al kite. Il protagonista si muove principalmente sulla scena romana, spostandosi poi in altri spot, punti d’incontro preferenziali per chi ha accettato la forma mentale dello scivolamento. Il Monte Petrano per il landkite sia con buggy che col mountainboard, la California, i molti luoghi dove chi ha la scimmia del freeride o del downhill si riunisce per affrontare una discesa su strada. È un libro dove chi pratica queste discipline riconoscerà la smania e l’entusiasmo di andare sempre, l’occhio che cattura dettagli per altri insignificanti (la pendenza, la qualità dell’asfalto, il vento dominante), l’appropriazione di “non luoghi” anonimi come i parcheggi per chi fa skate oppure assolutamente tossici come certi spot per il kitesurf, l’oscillare della tavola tra eversione di chi la fa ed avversione di chi no e il sistema che spesso – e si qui si parla soprattutto e di nuovo di skate – cerca di incorporarla nei suoi dispositivi. Il romanzo tocca però anche altri argomenti legati ad una crisi, sia personale che professionale, in particolare nel settore dei cantieri navali legati alle costruzioni in legno. Solo la tavola, lo scivolamento e la condivisione riusciranno ad offrire un minimo sollievo a tutte queste crisi.

Enrico Azzini è uno storico che ha già pubblicato saggi su automobilismo e aviazione. Il suo esordio come autore è stato tuttavia con Vele da Terra, il manuale di Mursia sul landsailing, disciplina per la quale ha partecipato a due Campionati del Mondo, due Coppe America e un Europeo Promo. Da qualche anno ha scoperto il longboard skate e tutte le gioie che può regalare, sia nella pratica, col suono dell’uretano che gratta l’asfalto, che nella costruzione, trasferendo le sue esperienze di nautica e aeronautica nella realizzazione di complesse tavole hollow.

TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO, l’unico romanzo dedicato al longboard e al kite, potete riceverlo (in Italia) per posta con queste due modalità: piego di libri normale a 10 euro o piego di libri raccomandato a 12,50 euro. Se invece si skeita insieme, beh, allora consegna a mano! Info e contatti sulla pagina FB di TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO.

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Sellallero, troppo facile riconoscere un fotogramma di Thrashin’ – Corsa al massacro oppure dirà ma quello è il film di Molaioli! E grazie, dirà, c’ero pur’io a scenne ar Colosseo! A volte capita invece che la tavola compare all’improvviso. Il primo che indovina tutti e 4 i film riceverà una copia di Tutte le cose che scivolano, il libro dedicato al longboard, kitesurf, landkite, ecc. e un paio di guanti da slide Long Island (disponibili da Kahuna). Spedizione a carico mio. Supposizioni e certezze possono essere comunicate alla pagina FB del libro. Se può aiutare, tutti i film in questione sono presenti in dvd alla Casa del Parco, che ospita anche la biblioteca dello skate. Faccio che il termine scade il 15 luglio.

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Pubblicato da: ruotenelvento | febbraio 23, 2018

LANDSAILING, KITEBUGGY & LANDKITE: RASSEGNA STAMPA 2002 – 2011

LANDSAILING, KITEBUGGY & LANDKITE: RASSEGNA STAMPA ITALIANA 2002-2011

Gazzetta dello Sport, 14 marzo 2002, Riccardo Bufalino

Bolina, febbraio 2006, David Ingiosi

Volare, settembre 2010, Enrico Azzini

Men’s Health, settembre 2010, Alberto Mercanti – Gughi Fassino

Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2010, Eugenia Romanelli

 

Millionaire, ottobre 2011, Maria Spezia

 

Pubblicato da: ruotenelvento | gennaio 23, 2018

GIORNI SELVAGGI – Una vita sulle onde – WILLIAM FINNEGAN

E’ uno scrittore, è un giornalista, è un surfista, è capace, è fortunato, non si fa male, comincia all’età di 10 anni, certo i primi anni non vi acchiapperanno molto, bisogna giungere ad una certa maturità, allora sì che le cose cominciano a girare, ti viene l’idea di questa onda perfetta, eccola qua!, guarda questa!, freni i treni come Cassady, dormi ovunque, ti viene la malaria, lo pterigio, l’esostosi, ti fai lasciare su un’isola 6 taniche d’acqua potabile su 8 sanno di benzina, tornano tra una settimana e siete in 4, sono tutti un po’ superficiali e mezzi scemi, non direi, c’è il big wave surfer Mark Renneker che dedica la vita alla prevenzione del cancro, e lui fa l’insegnante a Cape Town tra i neri al culmine dell’apartheid e poi scriverà un mucchio di libri e articoli su guerre civili e ingiustizie sociali ma tanto per allentare la tensione per un collega che appena adesso è stato ammazzato prende la tavola ed esce nell’onda grandiosa La Libertad di El Salvador perché comunque è importante guardare sempre oltre la cresta successiva come forma mentale. Dice i sentimenti confusi che assalgono, la necessità di una purezza – cosa significa purezza? economia del gesto e della parola ⇒ stile, distacco, “c’era troppo da dire, troppa emozione in giro e quindi niente da dire” (p. 224), sacro spot misterioso (da kine, pidgin, qualcosa di cui non si ricorda il nome) lo sgomento quando il tuo incontaminato finisce in copertina – solitudine terrore ed estasi di fronte all’annientamento che un conto è se lo leggi sul Bascom un altro è se stai tra due secche con un set gigantesco che si avvicina, no? vedi sul fondo che tutta quell’energia nell’acqua smuove massi grandi come schedari, una sinistra che può diventare sinistra, a right one that can get the right one,  dice che in queste faccende devi sbrigarti, ah, no, no, cioè, non nel senso che devi decidere se prenderla o no ma che

In base alla mia esperienza, le persone che provavano a iniziare a un’età avanzata, vale a dire oltre i quattordici anni, non avevano in pratica alcuna possibilità di cavarsela bene, e di solito prima di mollare si procuravano dolori e ferite. [p. 139]

che  qualifica il confine tra… tra… tra… com’era? che scriveva Enzsenberger in Una teoria del turismo?, gli anni che elevano la frequenza del ma cosa sto combinando sono ormai un uomo adulto, mina certi miti perché Woodstock dava l’idea che fosse una specie di “weekend pseudoartistico per vecchi” o che – alternativamente – Los Angeles o San Francisco fossero una specie di morte in vita, e comunque mezzo secolo di surf in tutto il mondo sono una cifra di anni nei quali tante cose cambiano, cambia Madeira coperta di soldi dell’Unione Europea, cambia Malibu, cambia Tavarua, mentre le persone invece invecchiano anche se continuano a prendere onde.

Giorni selvaggi è ben scritto e ben tradotto – da Fiorenza Conte, Mirko Esposito e Stella Sacchini – 66thand2nd, Roma 2016

 

 

Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 21, 2017

UN ANNO SENZA AUTO, LONGBOARDING THE LAST MILE

Piccoli spostamenti in qualsiasi zona della città con una drop through da 31″ da spingere e frenare senza sbattimenti e con maniglia nel deck per trasportarla facilmente. Completano Caliber 184 mm e le fantastiche Moronga 80a.

E’ ormai un anno che le strade del trasporto privato e la mia si sono separate, per tutta una serie di ragioni (vedi qui e qua) ideali o più pratiche. Una tonnellata secca per far star piuttosto immobile una singola persona che travaglia in gran parte per pagarsi tale immobilità è un pensiero talmente triste che è difficile che ti venga la saudade: libertà ‘sto cazzo. L’assetto ideale assunto è perciò quello del mezzo pubblico fin dove arriva, e poi longboard a colmare la destinazione. In finale si fa senza troppi problemi e dimenticandosi presto dell’interpretazione della faccenda in chiave giovane e gajarda, incorporandone in piena gioia il mero principio utile.

In freeride devi tenere la linea, che il traffico non offre univoca. I possibili percorsi si moltiplicano e questo rende la faccenda sicuramente più divertente perché enfatizza il valore di interpretazione e di decisione. Il sogno del cittadino – la strada completamente libera – per il rider rappresenta una mezza noia. 

Footbraking è essenziale, ma ovviamente incide sulle suole. Per chi ci tiene, quelle delle Converse emettono un sibilo più acuto rispetto alle Vans, sono un po’ come il P180 della frenata col piede.

E’ pericoloso scheitare tutti i giorni in città? Il fatto è che nel girare in long sei assolutamente consapevole che tutto dipende da te e che non puoi fidarti di nessuno, stai con 1000 occhi e a culo stretto, mentre come partecipante “legale” del traffico ti aspetti che ognuno segua la dovuta condotta. E’ per questo che è molto peggio attraversare da pedone sulle strisce, dove è più probabile venire investiti da un’automobilista distratta. In questo caso 2 punti di sutura e frattura del setto nasale. Anche la faccia, come le scarpe, diventa  materiale da consumo.

 

Pubblicato da: ruotenelvento | giugno 13, 2017

PER UNO SKATEPARK A PINETA SACCHETTI

Danilo in standup slide in una delle vie adiacenti al Parco del Pineto. Grazie al Bombolo e al Thomas Milian di Piskv via Pio IX è diventata una delle strade più note del quartiere che tra tanti problemi sta trovando una sua dimensione anche estetica

Subito dopo l’incendio che distrusse il mai nemmeno preinaugurato (una novità per la città, dove sembrava che una preinaugurazione non si negasse proprio a niente e nessuno) si era scritto che in quello spazio ci si poteva almeno ricavare una skateplaza. Si faceva per provocare, visti i costi ingenti, bloccati dal vicolo cieco che come ti muovi – per ripristinare o demolire completamente – sono cifre da diverse centinaia di migliaia di euro.

In questi giorni tuttavia cittadini e Associazioni stanno partecipando ad un tavolo convocato da Valeria Pulieri (assessora del XIV Municipio alle politiche ambientali, della mobilità, verde pubblico, trasporti, qualità della vita) per vedere come ripensare le attività ludiche nell’area. Non starò qui a raccontare né dello splendore fragile e raro del Parco del Pineto né del ruolo d’aggregazione, crescita e formazione (per tutte le età, ma soprattutto in quella di passaggi complicati che riguardano gli adolescenti, target preferenziale di una struttura del genere) dello skate, ma valide ragioni per un park al Pineto potrebbero essere:

  • Le strutture possono essere perfettamente compatibili con il Parco. E’ evidente che per evitare gli atti dolosi che già lo scorso dicembre hanno danneggiato il parco per i bambini è necessario prevedere materiali come il cemento. In Italia una delle strutture in cemento armonizzate è il Jurassic Skatepark che copre circa 800 mq all’interno del più grande Parco di Cesena, quello dell’Ippodromo.
  • Skatepark è una sintesi. Chiunque conosca realtà anche di altre città mediterranee come Barcellona e Marsiglia sa perfettamente che questa sintesi definisce uno spazio che ospita all’interno biciclette, pattini e monopattini, all’esterno sia altre attività sportive (basket, free climbing, quello che vi pare) che elementi di arredo urbano di svago e riposo, e tutto questo per qualsiasi fascia d’età possa venirvi in mente.

Come annunciato la settimana precedente dall’assessora Pulieri, al Parco del Pineto è cominciato lo sfalcio. Un sistema per proteggere dagli incendi che più volte hanno devastato il Parco, come allo stesso tempo un modo per tutelare l’area è quello di offrire spazi che la comunità possa vivere in maniera permanente, continuativa e con orgoglio. 

  • Vivere un luogo è il modo migliore per mantenerlo sicuro. La presenza è già di per sé una deterrenza. In un contesto difficile sia per il reperimento dei fondi che per pregiudizi legati ad un’immagine negativa (ma perché? con tutta la disciplina che occorre per chiudere un trick) gli skater proteggono lo spot frequentandolo a qualsiasi orario. Nella Capitale per il momento esistono 2 skatepark principali (Cinetown a Cinecittà, Municipio VII e Bunker a Montesacro, IV Municipio) e altri impianti minori (per esempio sotto al Ponte della Musica). E’ facile prevedere che quelli che praticano skate, BMX e monopattini lontani da questi quartieri sarebbero felici di trovare una struttura anche nel quadrante nordovest della città, oltre a farne occasione di incontro con coloro che già dispongono di impianti simili.

Il Parco del Pineto già si distingue per ospitare una delle Biblioteche di Roma più suggestive della Capitale, che a sua volta ospita un primo nucleo di testi dedicati allo skate e al longboard.

  • È un dovere delle istituzioni non rimanere indietro rispetto alle esigenze della cittadinanza. Questo significa che se dei fondi si rendono disponibili, il ripristino del minimo indispensabile non confligge con un’idea di eccellenza che rende ancor più attivo e partecipato uno spirito di cittadinanza. Dove è scritto che bisogna accontentarsi quando facendo convergere le energie si potrebbe addirittura definire e rappresentare un modello anche per altre realtà? È chiaro che chi frequenta l’ambiente dello skate ha una percezione già orientata in un certa direzione, eppure è un fatto oggettivo che negli ultimi anni la sensibilità per alcuni “veicoli” – per svago o per diporto – è notevolmente aumentata.
  • In particolare per l’area della Capitale, accanto a quelle dedicate allo street, si assiste al successo di manifestazioni come il Green Skate Day (nato in Canada nel 2007 come evento legato alla Giornata della Terra e che vede ormai nell’appuntamento romano quello più seguito nel mondo, con oltre 300 partecipanti  – moltissimi bambini – e chiusura delle strade attorno all’EUR) ed il Longboard Fest/Shapers Meeting.
  • Su una scala più ampia, alcuni elementi indicano una tendenza. Questo punto copre un vasto orizzonte che spazia dal successo di un film come Slam – Tutto per una ragazza (ambientato proprio a Roma e allo skatepark di Cinetown) alla presenza in molti spot commerciali, dall’introduzione dello skate tra le discipline alle prossime Olimpiadi Tokio 2020 al boom dell’hoverboard – nient’altro che versione elettronica e a 2 ruote dello skate – più volte rilanciato dai media.

 

Pubblicato da: ruotenelvento | giugno 7, 2017

SKATE E LONGBOARD ALLA BIBLIOTECA CASA DEL PARCO

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La Casa del Parco è una delle Biblioteche di Roma. Aperta nel 2009, si trova all’interno del Parco del Pineto, ospitata dal Casale del Giannotto, un edificio che risale alla seconda metà del XVI secolo che si affaccia sulla valle delle fornaci e più giù sulla Cupola di San Pietro.

La struttura, che per la sua collocazione venne indirizzata fin dall’apertura su tematiche naturalistico-ambientali, ha nel corso degli anni rafforzato questa vocazione alla sostenibilità, diventando sede anche della straordinariamente ricca Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza. Ora si aggiunge, grazie soprattutto all’interesse, alla disponibilità e all’entusiasmo della responsabile Daniela Mantarro e di tutto il personale, una sezione specifica dedicata ad un altro sport sport green come lo skate.

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Il piano nobile, già di suo impreziosito da pareti delicatamente affrescate, è stato in questi giorni ulteriormente arricchito dai sogni nel cassetto dei bambini della Scuola Primaria Lambruschini, coordinati dall’insegnante Mara Massafra. E se Roberto Giovannetti della 2D vorrebbe imparare ad andare in skate si dovrà fare di tutto perché questo desiderio venga esaudito.

Inoltre per una fortunata congiunzione astrale la zona rappresenta un punto focale per la comunità della Capitale perché a poche centinaia di metri si trova Kahuna, uno degli storici skate shop romani. Se poi nel quartiere – stiamo parlando della zona tra XIII e XIV Municipio, qualche giro lo ha fatto Danilo in questo video – ci si potesse aggiungere uno skatepark la triangolazione sarebbe perfetta, no?

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Questo primo nucleo di libri disponibili alla Casa del Parco o tramite il prestito interbibliotecario copre argomenti che vanno dall’autobiografia di uno skater leggendario come Tony Hawk al manuale per costruire un long, dalla narrativa di freeride a quella che è in finale un’approfondita ricerca su tavola e forma mentale di chi ci sta sopra all’interno della città. Per il momento potete trovare:

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Tra i libri presenti alla Casa del Parco Dove osano gli skates – La passione per lo sport, la nascita dell’amicizia, la sfida di diventare grandi di Nunzia Manicardi. Si tratta di un testo per la scuola divertente e ben scritto – si parla anche di bullismo – nel quale le mamme potranno rassicurarsi che “i ragazzi che frequentano lo skatepark non sono dei teppisti” 🙂

A breve sarà disponibile anche The Signal Hill speed run, che essendo un dvd richiede un ulteriore passaggio per la catalogazione. I libri possono essere richiesti direttamente alla Casa del Parco oppure presso qualsiasi altra Biblioteca di Roma, il catalogo online è qui.

Dello skate fateci un po’ quello che vi pare, girateci, slidateci, ollateli, flippateli, costruiteli, leggeteli, con una tavola nulla è precluso.

Senza riflettere sulle conseguenze della sua domanda, “in che ordine camminano i tuoi piedi?” chiede il calabrone al millepiedi (meditazione giapponese)

Il pioniere di una critical mass all’interno di Villa Medici? In Europa, per tradizione, è solo nei territori francesi che può cominciare una rivoluzione.

E’ ormai la metà delle volte che vado a Villa Medici che lo faccio per questione di tavola. C’era un matrimonio di amici per i quali avevo realizzato la tavola dell’aMMore, indossavo completo caruccio e Vans bordeaux nuove di pacca (cerimonia religiosa a Sant’Ignazio della Cupola Ingannatrice).

Prima del buio controriformista la sessualità del Cristo esprimeva tutta la realtà del Figlio di Dio fattosi carne. Ammirazione dei Magi anche di quel piccolo particolare lì, a volte erezione post mortem, pensavamo tutti ad un profilo discreto del Cranach il Vecchio e invece nelle Crocifissioni ar Sarvatore je mette certi fiocchetti rosa attorno che pare ‘na bomboniera ar ponentino. Tra le ultime immagini dell’incontro dedicato a Leo Steinberg e condotto da Johanne Lamoureux,  lo shape della piaga del costato inferta dal soldato romano perché venissero rispettate le Scritture – non gli sarà spezzato alcun osso (Giovanni, 19,36), che è legittimo desiderio anche del rider – può finalmente introdurre LA FISICA DEL SURF.

L’obiettivo della fisica spiegato da Cristophe Clanet con Le taureau di Picasso (litografia, 1945), l’auspicio di un processo di semplificazione.

Diventa difficile mentire a un dodicenne sui dettagli dell’utilità della fisica applicata se non ne sei intimamente convinto nemmeno tu. La padrona di casa esordisce incantandoci con l’espressione forma mentale, ma la lezione di Cristophe Clanet è troppo affannata e affrettata per riconoscere nelle formule qualcosa di familiare e fraterno. Per cui i fratelli Arutkin (Alice, windsurfista wave e slalom, e Arthur, SUPper wave, entrambi da alta classifica e atleti bibitasvizzera, più Maxence, che ha abbandonato la tavola per fisica teorica e le scie delle imbarcazioni) seguono senza particolare entusiasmo pendenze critiche, velocità, gravità, tutto lontano dalla turbolenza della pratica, della disciplina e della pura gioia.

Alice Arutkin (FRA-111, windsurfista top in wave e slalom), in primo piano mentre Christophe Clanet introduce un accenno veramente istantaneo al vento e al kite.

Si parla anche di quell’estetica che negli sport de glisse si conosce e si cerca, ma la vera capacità dell’uomo è quella che vede la plaie du Christ trasfigurarsi nell’Iχθύς-tail e il tubo prodotto dalla plunging wave nella gidouille del Padre Ubu patafisico. Come è scritto nell’Ecclesiaste (1:18), “crescendo il sapere aumenta il dolore”, perciò prendi qualsiasi cazzo di tipo di tavola ti piace e sciallatela, rider senza Cognizione.

Mi piace molto di quello che è diventata Roma, come quando venti anni fa passavamo spesso per Londra senza starci mai troppo. Il 791 è una vettura normale, quello a fisarmonica che lancia bip bip di allarme quando inverte di 180° a Piazza Pio XI partiva dopo, c’è una caciara tale che rinuncio ad ascoltare i Groove Armada in cuffia. I miei dirimpettai uno ha i tratti orientali e la bandiera dell’Afghanistan sulla fibbia della cintura, l’altra è una signora di mezz’età con in mano una giacca rosa e la cover del telefono dello stesso colore delle mie Moronga. Proprio dietro di me uno smania inquieto, vestito troppo pesante per la giornata calda che già si sentiva e quindi si sa che scenderà alla fermata del San Camillo che gli offrirà un poco di serenità.

I riders del Green Skate Day 2017 sollevano le braccia arrendendosi alla probabile ma assoluta inutilità dell’hotel congressuale “con alti standard qualitativi” la Lama, adiacente alla simpatica Nuovola. 3 metri sopra il cielo, 2 metri fuori permesso

Che c’era prima che partisse il cantiere della Nuvola di Fuksas? Non me lo ricordo. Un benzinaio, con quello sulla Cristoforo Colombo non sbagli mai. Cosa preferireste reclamare oggi? La strada della tua città da girare in skate oppure essere il primo a recensire l’hotel La Lama su tripadvisor?

Dice F. che le pattinatrici sono tutte lesbiche, ma non lo so mica. Easy Rider, il film, è una tautologia, ogni sforzo di tradurtelo sarebbe inutile anche per una con quel rossetto preciso. Sono abbastanza vecchio per sapere come si apre lo sportello e il finestrino di una R4, grazie bro. Alien tequila. 25 anni è uno spartiacque professionale, 35 biologico. Ero preoccupato che non ripartisse l’auto, baracuta, i vagabondi dell’autista che era troppo per Ginsberg e Kerouac, adesso stella stai, dammi la chiave che tieni sotto la lingua. Voglio giorni tutti così.

Le bici sono apparse prima degli skate. Non tanto: solo una settantina di anni se si considera l’introduzione della safety bike, quella con le ruote anteriori e posteriori uguali, per intenderci. Avranno qualcosa da insegnarci sicuramente, ‘sti ragazzi.

Eben Weiss vive a New York, è stato anche skater, almeno quando girava con la tavola nel campo universitario, prima che si lasciasse sedurre dalla BMX e diventasse popolarissimo con il suo blog nato nel 2007,  Bike Snob NYC.

Leggendo con ordine, dal punto di vista storico/evoluzionistico possiamo assistere all’esplosione del fenomeno dei messenger (e borse relative) e poi al vizioso legame gentrificazione, hipster e bicicletta, soprattutto a scatto fisso e senza freni, in nome di una molesta quanto contraddittoria aspirazione a pulizia e somma purezza.

Ciclabile e skate si può come tutto il resto

Esistono personaggi che popolano la città e quel modo di viverla che abbiamo scelto. Sono stati infilati in categorie – o hanno fatto di tutto per farcisi infilare – e chi ne ha vissuto per primo la contiguità ha cominciato un processo di classificazione. Solo che forse non avevamo consapevolezza di come potessero chiamarsi.

Tra i “tipi” individuati da Weiss c’è il CICLISTA METROPOLITANO. Molto sciallato, cicchino, accuratamente trascurati lui e il mezzo, da solo di questi tempi passerebbe inosservato se non fosse che – vita vera, a Roma – a volte si accompagna con ciclista con Specialized, tutina, casco, scarpette, e addirittura occhiali. Difficile capire se lo faccia apposta, se cerchi nel contrasto l’attenzione che pochi ormai gli dedicano

A volte siamo allo stesso livello di Homer Simpson che cerca “l’aggeggio di metallo… che si usa per… scavare… il cibo”. Tutti conosciamo una Bella Godzilla, anche se non sapevamo che la Tradizione – o i ciclisti newyorkesi –  le avesse assegnato il nome di Bella Godzilla.

Bici, skate, promiscuità

Non si può essere d’accordo su tutto. Weiss diffida della definizione di cultura. Forse perché lo spettro, rimanendo per la bici troppo ampio, spappola, ma bisognerebbe capirsi su cosa si intende per cultura. Per lo skate tifo rivolta ma anche cultura perché va prodotta un’epica. Un altro punto sul quale sorge qualche divergenza è il potere del mercato. Se l’essere ciclisti incontra degli ostacoli, la colpa maggiore – scrive Weiss – non è dell’industria dell’automobile, ma di quella di bici ed accessori, con venature terroristiche, come nel caso del casco o dell’impotenza maschile. Nello skate, disciplina nella quale la pratica è già una forma di selezione e l’individualismo è ancor più marcato, è il rider stesso che rivendica una sua eccezionalità e superiorità: non è il mercato che rende estremo uno sport normale, ma lo skate stesso e chi lo pratica con maggior rischio del ciclista, con venature enfatizzanti.

Meglio pulire il pavimento dietro il cesso o i cuscinetti?

Ci sono analogie tra i due mondi. Se il corrispettivo del pulire il pavimento dietro il cesso per il ciclista è la manutenzione della catena – fa schifo, è una rogna, ma va fatto – per lo skater è il cuscinetto. Siamo nel campo della tecnica, ma anche molti sentimenti hanno le stesse radici. Le leggi possono essere ignorate se si utilizza il buon senso. La consapevolezza di ciò che si sta facendo, al contrario dell’automobilista che può godere del lusso della distrazione. Il potere dell’aggregazione anche nella sua espressione più maligna della “pressione dei pari”. L’affinamento di una lucidità superiore. E soprattutto il principio della militanza, con la conseguenza che più uno si abitua a vedere una cosa e più è disposto ad accettarla. Che è un po’ quello che significa fare politica.

Minima parte della fornitissima sezione ciclistica alla Casa del Parco, dentro Pineta Sacchetti

EBEN WEISS – BIKE SNOB MANIFESTO – Elliot Edizioni, Roma, 2010, traduzione di Veronica La Peccerella – prezzi variabili da euro 7,25 ma se passate alla Biblioteca Casa del Parco trovate una sostanziosa sezione dedicata a queste cose

IL LONGBOARD COME PARTE DELLA CITTA’ #1 – TORINO

IL LONGBOARD COME PARTE DELLA CITTA’ #2 – VISIBILI E INVISIBILI

IL LONGBOARD COME PARTE DELLA CITTA’ #3 – DA UNA ALL’ALTRA, LA TAVOLA IN VIAGGIO

IL LONGBOARD COME PARTE DELLA CITTA’ #4 – ROMA: AUDITORIUM, MAXXI E LA CICLABILE DI VIALE ANGELICO

Ho deciso che se vado a Roma Nord mi metto la giacca e me la abbottono pure. C’è in me una forte idea di decoro e conformismo. Una traccia, insomma.

Lasciarsi Piazza del Popolo alle spalle significa inoltrarsi in un territorio dove in un giorno festivo puoi riprenderti la città. Uffici chiusi, turisti solo se se sò perzi, strade libere, via verso Ponte Milvio.

Lamelle di legno per costruire edifici, lamelle di legno per costruire longboard. Strati sottili sottili uno sull’altro, poi una colla e – mosquito mosquito – guarda quante cose puoi farci.

La cavea dell’Auditorium è un po’ una noia antiaggregante, c’è molta più vita dalla parte opposta di via Flaminia, dove il cielo è tagliato dagli spigoli di Zaha Hadid e tutti si sta veramente sullo stesso Piano (ahahah). Mi piace guardare quelli che prendono una sedia e danno l’impressione che se la stanno portando a casa.

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I cessi, cazzo quanto mi piacciono i cessi del Maxxi! ‘sto monoblocco de metallo fuso (che poi sarebbe solo stampato), questo è stile! Poi tutti quelli che conosco gli è venuta la smania di esporre al Maxxi, io mi preparo e vedo quanto ci metto ad arrivare.

La realtà oggettiva non sempre corrisponde all’interpretazione che ne diamo noi in quel preciso momento. Eppure non si scarta di molto: è tutto nella stessa canzone di Neil Young, Hey hey my my. Capitava un pessimo libro a portata di mano, ma pessimo che legittimava da poterci disegnare a penna.

Sopra al ponte della musica è splendido addormentarsi appoggiati ai piloni di acciaio mentre il Tevere scorre e lo sguardo svaria tra il verde di Montemario e quei tre piani che – bravo er direttore dei lavori – je s’erano sbriciolati come ‘n biscotto, sotto al ponte della musica c’è lo skatepark per trickettini a chi è capace.

La ciclabile in Prati lungo viale Angelico – ma un nome? – si srotola tranquilla, solo qualche platano che ha sparso qui e là i suoi rametti d’oro potrebbe esigere il suo macabro tributo di sangue. Il fondo è come la carne che chiede er pomata a manzotin, decente. Con delle 70mm vai quasi dappertutto, larga larga però non si può dire. Voglio i semafori con lo skate alternati a quelli con la bici, un incrocio per uno, per giustizia.

Un problema del rider quando il sole avvolge la città deserta con quella indolenza e quel profumo che non è ancora tipo l’EUR d’agosto che muori con la pelle della faccia e le rétine incenerite è che quando credi di essere arrivato a destinazione, ecco che scorgi improvvisamente un altro tratto che perché no? Mamma Roma cor gatto mammone, di David Vecchiato a Mercato Trionfale. Ci passa accanto ancora la ciclabile, meglio le alternative – marciapiede a specchio e stra-da stra-da stra-da.

L’unico limite di solito è tutto nella tua testa

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