Pubblicato da: ruotenelvento | novembre 5, 2016

IL ROMANZO DEL LONGBOARD E DEL KITE – TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO

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TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO è un romanzo dedicato al longboarding e al kite. Il protagonista si muove principalmente sulla scena romana, spostandosi poi in altri spot, punti d’incontro preferenziali per chi ha accettato la forma mentale dello scivolamento. Il Monte Petrano per il landkite sia con buggy che col mountainboard, la California, i molti luoghi dove chi ha la scimmia del freeride o del downhill si riunisce per affrontare una discesa su strada. È un libro dove chi pratica queste discipline riconoscerà la smania e l’entusiasmo di andare sempre, l’occhio che cattura dettagli per altri insignificanti (la pendenza, la qualità dell’asfalto, il vento dominante), l’appropriazione di “non luoghi” anonimi come i parcheggi per chi fa skate oppure assolutamente tossici come certi spot per il kitesurf, l’oscillare della tavola tra eversione di chi la fa ed avversione di chi no e il sistema che spesso – e si qui si parla soprattutto e di nuovo di skate – cerca di incorporarla nei suoi dispositivi. Il romanzo tocca però anche altri argomenti legati ad una crisi, sia personale che professionale, in particolare nel settore dei cantieri navali legati alle costruzioni in legno. Solo la tavola, lo scivolamento e un tentativo di condivisione con gli riusciranno ad offrire un minimo sollievo a tutte queste crisi.

Enrico Azzini è uno storico che ha già pubblicato saggi su automobilismo e aviazione. Il suo esordio come autore è stato tuttavia con Vele da Terra, il manuale di Mursia sul landsailing, disciplina per la quale ha partecipato a due Campionati del Mondo, due Coppe America e un Europeo Promo. Da qualche anno ha scoperto il longboard skate e tutte le gioie che può regalare, sia nella pratica, col suono dell’uretano che gratta l’asfalto, che nella costruzione, trasferendo le sue esperienze di nautica e aeronautica nella realizzazione di complesse tavole hollow.

TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO, l’unico romanzo dedicato al longboard e al kite, potete riceverlo (in Italia) per posta con queste due modalità: piego di libri normale a 10 euro o piego di libri raccomandato a 12,50 euro. Se invece si skeita insieme, beh, allora consegna a mano! Info e contatti sulla pagina FB di TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO.

Pubblicato da: ruotenelvento | maggio 22, 2016

LONGBOARDING SEMPRE LOG

SKATE ON ROOF LATE MAY

L’idea sarebbe quella di fare skate tutti i giorni, almeno per una ventina di minuti. Ci si sta provando. Qui su lastrico condominiale

15-05-16 – Green Skate Day – Zero31 Dogtown-Atlas-Minizombie 78a

16-05-16 – Ciclabile Montemario – Zero31 Dogtown-Atlas-Minizombie 78a

17-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Minizombie 78a

18-05-16 – Long Skate Night – Zero31 Dogtown-Atlas-Moronga 80a

19-05-16 – GD’I – “Jolene”-Caliber-Boss Hawgs 80a

20-05-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a

21-05-16 – Ciclabile Pomezia – Zero31 Dogtown-Atlas-Minizombie 78a

22-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

23-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

24-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a (bambino sugli 8,9 anni, da solo, coi roller, incontrato verso le 22.15😀 )

25-05-16 – Long Skate Night – “Jolene”-Caliber-Moronga 80a

26-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

27-05-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a

28-05-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a (svojato)

29-05-16 – Piazzale – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

30-05-16 – BdB – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

31-05-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

01-06-16 – LSN – “La Serenissima”-Caliber-Moronga 80a (inaugurazione Gay Village!) + GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

TOESIDE

07-06-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

08-06-16 – Ciclabile Montemario – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

09-06-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

10-06-16 – Majana park – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

12-06-16 – GD’I – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

13-06-16 – Ciclabile Montemario – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

14-05-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a

15-06-16 – LSN – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

16-06-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a

22-06-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a

27-06-16 – Ciclabile Montemario – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

29-06-16 – LSN – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

01-07-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a + Gladiatore-Randal 150-Minizombie 78a

03-07-16 – Superaereo – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

09-07-16 – Majana park – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

26-07-16 – Marseille – Earthwing Belly Racer-Amok 180-???

31-07-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a + Gladiatore-Randal 150-Minizombie 78a

16-08-16 – Ciclabile Montemario – Zero31 Dogtown-Atlas-Boss Hawgs 80a

VARI GIRI COME MEZZO UTILITARIO, NON RICORDO

21-08-16 – Skater-razzo – Comet Kick-Charger-Kilmer 83a + Piazzale – Earthwing Belly Racer-Amok 180-???

Boh… lo utilizzo tutti i giorni per andare a lavoro… n. 15 Giacomo Giacomo-Caliber-Moronga 80a…

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Ti serve un concavo aggressivo? NO

Uno shape a forma di fettina di bacon rosolata ‘na cifra? NOO

Precision truck? NOOO

Ruote burrose? NOOOO

A frà che te serve? (diceva Caltagirone)

Me devo spostà ner quartiere, tutto qua

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Di etimologia incerta, a Roma comunque si dice che le ginocchia me fanno giacomo giacomo. Indica una certa debolezza dell’articolazione, per cause varie (fiacchezza, strizze, innamoramento). In quanto vecchio – longboardgeezer – in gravità va bene una top mount, ma in flat o come commuter urbano preferisco una drop through. La zero31 dogtown è l’arma definitiva per il freeride, ma a volte troppo lunga e pesante. E mi serve qualcosa di corto e basso da spingere e frenare senza gravare sul ginocchio.

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Quindi: solo 12 mm di betulla (tanto la tavola è corta e io peso solo 60 kg), no concave (per fretta e pigrizia), slot per i truck a forcella, maniglia per trasportarla comodamente. Al limite solo una bruciatina di legno lato strada.

GIACOMO GIACOMO (n. 15) – 80 cm (31″), Caliber, Orangatang Moronga 80a

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Ora: si poteva andare oltre (cioè: furthur)? Le tavole di BB sono 152 x 152, realizzata la GIACOMO GIACOMO avanzano una 65ina di centimetri, quindi perché no?

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La SALTA ROSPO (la grafica è tratta da un’incisione di Alberto Martini per Hop Frog di Edgar Allan Poe: non conoscete Salta Rospo? Beh, è un simpatico raccontino contro il Potere, con il giullare che premedita cose interessanti, senza lasciare APPESA per sempre la sua rancura) è una 24″ sempre piatta, drop through a forcella aperta (però con quelle fastidiosissime scasse per le fin dei Randal) e maniglia. E già la amo da morì…

 

SALTA ROSPO (n. 16) – 62 cm (24″), Randal 50° 150 mm, per ora Minizombie 78, presto blank sempre 78 ma più cicce

Pubblicato da: ruotenelvento | luglio 29, 2016

MARSIGLIA LONGBOARD E RYANAIR

MARSEILLE LONGBOARD

L’ubiqua Notre Dame de la Garde veglia su un long appoggiato da qualche parte nel quartiere de Le Panier. Earthwing Belly Racer bella leggera, amok e rotelle indefinite, tutto passato di mano da Chris a ruotenelvento in un pomeriggio di luglio davanti alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore

MARSEILLE BOWL PRADO

Quello al Prado è l’impianto più frequentato a Marsiglia. Vasta, articolata e profonda, la bowl è facilmente raggiungibile dal centro città e si trova a poche decine di metri dalla “spiaggia” (ph. Silvia Mattioli)

Marsiglia è tranquilla e offre parecchio spazio al rider (monopattini veramente un fottìo), ma girare in long sulla corniche è da paura. Si va dalla città verso levante per stare dalla parte del mare che sbrilluccica e ochetta verdeazzurro con spuma di pastis quando frange allo scoglio. Il fondo è ruvidino (il marciapiede è peggio), pure nelle pendenze non si raggiungono velocità eccessive, ma la caciara del traffico in certi tratti costringe a stare in campana. Bloccata la tavola tra due rocce, bagno all’Anse de Maldormé, sotto Le Petit Nice Passedat, hotel 5 stelle da minimo 360 euri a camera.

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Un altro spot street è quello al centro di produzione artistica pluridisciplinare de la Friche la Belle de Mai. Dall’arrampicata al cinema, skatepark lungo lungo e pitture murali a nastro. Appena tramontato rosa come usa su questa pietra, tra una biretta e l’altra ci vediamo Paprika di Satoshi Kon sul gigantesco terrazzone-arena.

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Da Le Friche per tornare verso il Centro c’è un tunnel sotto il mazzo di binari della ferrovia poco prima della Stazione di Saint Charles, un tunnel dove policrome formelle bizzarre guardano come le costellazioni più opportune gli skate che prendono la via di casa.

L’ultimo capitolo dell’avventura marsigliese è quello più denso di suspence: riportare a Roma con Ryanair una 37.5″ (94 cm) con tutto l’ambaradam di ferro e uretano. Che poi ‘sta Belly Racer è fica, mica no. L’altra opzione – oltre a segarla – era lasciare il deck alla tipa dell’alloggio e riportare solo i truck che “possono sempre servire”. Poi considerando che la tipa era molto sciallata le si poteva dire che per evitare tutto lo sbattimento del trasporto un giorno sarebbe venuto qualcuno col suo setup e l’avrebbe utilizzata prima di congelarla di nuovo da qualche parte: una sorta di deck-crossing per Italian riders. Invece, incoraggiato dall’ottimistica Silvia, smonto e azzardiamo lo sconfinamento.

Profilo bassissimo. Occhio umile e sorrisino bovino. Il primo ostacolo è peso e dimensioni al check-in Ryanair. Il borsone sta fuori di 10 cm di lunghezza e di almeno 5 chili. Ingoffamose! Daje de microtraguardi. Levo peso infilando truck e ruote in tasca e indossando il giubbotto con 35° e A/C a singhiozzo: schiumo. La tipa invita a mostrare il bagaglio. Sollevo il borsone con disinvoltura come pesasse un cazzo, poi mi chiede di infilarlo nella cesta-incubo. Non entra. Obietto che non entra solo perché c’è dentro il casco. E’ comunque di buon umore, mi fa passare ma mi avverte che devo fare in modo di farlo entrare nella cesta-incubo perché all’imbarco potrebbero essere meno tolleranti. Ok. Passo. Mi levo i truck dalle tasche e li infilo nel borsone. Al controllo sicurezza glieli indico e altra tipa me li fa mettere nella cesta come fossero orologio, portafogli e cinta. Sulla tavola invece nessuno dice niente.

MARSEILLE RYANAIR SKATEBOARD

Il peggio è andato! Passato check-in e security! Si brinda a La Cagole, la birra di Marsiglia

Col casco sistemato meglio mi presento all’imbarco, ci fanno mettere anche il bagaglio a mano in stiva ma in finale ci facciamo il volo col deck in cappelliera. Imbarcare una tavola è come il primo standup: ce devi crede!

 

Pubblicato da: ruotenelvento | maggio 16, 2016

GREEN SKATE DAY ROMA 2016

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Nato in Canada nel 2007, il Green Skate Day ha l’obiettivo di promuovere la tavola come mezzo di trasporto sostenibile e amichetto dell’ambiente. Se questo evento globale – legato attorno, anche di calendario, alla Giornata della Terra – ha perso un po’ di energia, le manifestazioni che si svolgono in Italia – si replica a Rimini il 2 giugno – sono quelle che negli ultimi anni, in controtendenza, hanno sempre coinvolto il maggior numero di partecipanti. Grazie alla tenacia dei ragazzi di Snowpress e di Longskate Riders Roma l’appuntamento della Capitale ha segnato un nuovo successo, sfidando un meteo poco incoraggiante e consentendo ad oltre un paio di centinaia fra skate, long, mountainboard, landSUP, waveboard e pattini di appropriarsi per qualche ora di questa bianca ed ampia porzione di città. Il movimento lo si sente crescere sull’asfalto, con l’aumentare soprattutto dei bambini e di chi non aveva mai messo i piedi su una tavola.

SKATEBOARD GLOBETROTTER

Il Green Skate Day romano ha richiamato rider da tutta Italia. In bus da Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Giuseppe, incontenibile passione per lo skate, il viaggio e lo stare insieme

SKATE CRISTOFORO COLOMBO

La marea verde del Green Skate Day attraversa la Cristoforo Colombo: sono queste le iniziative che permettono di sensibilizzare l’opinione pubblica e di sperare in una maggiore tolleranza dell’articolo 190 del Codice della Strada nei confronti degli acceleratori di andatura come le tavole a rotelle

Una volta che tempo ballerino ha definitivamente deciso che la manifestazione andava lasciata tranquilla e asciutta, tutto quello che aveva rotelle più o meno piccole, strette e dure ha quindi cominciato ad attraversare l’EUR. Prima in flat, tanto per prendere fiato prima del consueto assalto a tavola in mano alla scalinata della Basilica dei Santi Pietro e Paolo. Quindi discesina giusto per lasciare qualche riga di uretano in slide e poi verso il Palatorrino dove al chiuso si sono svolti i contest e chi stava in fissa con l’ollie poteva cominciare a chiudere qualche trick con Paolo Pica e i ragazzi di Full Time.

BAMBINI IN SKATE

Danilo, uno dei tanti ragazzi che hanno contribuito al successo della manifestazione, accompagna due giovanissimi rider ad affrontare una discesa con la tavola ai piedi in massima sicurezza

Il Green Skate 2016 ha rappresentato inoltre lo scenario ideale per le prime riprese del documentario sul longboard in Italia, prodotto da Arance Meccaniche e diretto da Silvia Mattioli con i testi di ruotenelvento. Un docufilm per conoscere il mondo della tavola lunga in tutte le sue sfumature, alla ricerca delle mille ragioni che spingono un rider ad abbandonarsi ad una delle forme più aspre e sublimi dello scivolamento.

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Il T3 di Davide Carella location ideale per le interviste ai longboard rider: è il turno di Azzurra

Pubblicato da: ruotenelvento | marzo 25, 2016

BRETTEVILLE SUR AY – CAMPIONATI EUROPEI DI CARRO A VELA

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Dal 24 al 30 settembre si svolgeranno i Campionati Europei 2016. Sede delle regate sarà la ridente cittadina normanna di Bretteville sur Ay. Bretteville evoca ricordi in ruotenelvento, che ci ha gareggiato nel 2007, quando si svolsero gli Europei dedicati ai Promo. Lo spot era delizioso, veramente uno dei più divertenti e selvaggi, molto lontano dalle classiche tonnare violentemente antropizzate tipo De Panne o Le Touquet, tanto per rimanere su spiagge di marea.

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Il tipico aplomb di ruotenelvento, splendido nella sua suite da regata versione catamarano: muta e pantaloncino da surf per non rovinare il neoprene. Il giorno dopo, devastato da sabbia e umidità, si farà prestare una più banale combination

Appena arrivato l’atmosfera ha un non so che… è tutto deserto. Ci siamo solo noi piloti. Le indicazioni per l’alloggio sono ululà ululì. Prendete per Surville, ma subito dopo il cimitero girate a sinistra e trovate il castello. Cimitero. Bene. Giro. Lo Château de Surville eccolo lì. Sta calando la sera. Lo stanno aprendo per noi. La mia singola ha le tende pesanti, il camino solenne. Airtrack offre del pastis. La cena di benvenuto per noi piloti da fuori è in una specie di pizzeria fast food tutta in giallo a Portbail, che si distingue per il ponte dai 13 archi e gli scheletri di parecchie imbarcazioni sfasciate che compaiono e scompaiono nella marea. Parte della flottiglia sudamericana si perde nonostante disponga di tre navigatori satellitari, due personali e uno dell’auto. E’ che il posto è molto marana, quindi la strada entra, esce, rientra, poi riesce, tipo Alice nel Paese delle Meraviglie.

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ruotenelvento – fazzoletto rosso al collo come un vero velista da terra guerrigliero – se la ride mentre finge di seguire il briefing accanto a Pablo Reyes, organizzatore del Mondiale patagonico del 2008

Ecco, i sudamericani sono presenti in gran numero, con spiccate intenzioni promozionali: qualche mese ancora e l’Argentina ospiterà i Campionati del Mondo, quelli del 2008. L’avessero mai fatto, ma questo è un altro discorso. Faccio comunella con gli Irlandesi, che ritroverò successivamente anche a casa loro (cioè gli sono proprio imboccato a casa, nel 2009, a Laytown). Rientro un po’ delle spese vendendo i disegni della serie Bizarre Landyacht.

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Con un magistrale colpo di genio mi registro come I-2. Dov’è il colpo di genio? A essere l’unico e chiamarsi I-1 erano capaci tutti. Il carro me lo fornisce Jean Philippe Krischer della Seagull. Non è proprio fresco, ma chi se ne frega. Zavorro un po’ davanti con delle bottiglie riempite di sabbia perché lo sterzo mi saltella troppo.

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La sabbia è appiccicosa, ma compatta. Tutto attorno un cozzaio, ma si corre a cannone. Una zona è piena di sassi, ma la fettucciano a dovere (la frase nus avon balisé le caié diventa così uno dei miei pezzi forti in francese). Vento laminare, preciso, che si somma tutto in apparente, sempre più veloce, sempre a vela più cazzata e tenuta stretta piatta col braccio libero dalla scotta.

Approfitto del giorno prima della partenza per scavallare la penisola e vedere qualche luogo dello sbarco, St. Mère Église, poi una spiaggia, non ricordo bene, forse Utah.

Il viaggio di ritorno è panico puro. Partenza alle 4 del mattino, poi a manetta per un infinito numero di provinciali senza che se ne vedesse la luce. La Peugeot 107 corre sempre più veloce. Porca puttana. Arrivo a Paris Beauvais che manca pochissimo al decollo. Il check-in è già chiuso. Sono disperato, insieme ad un altra coppia di disperati. Facciamo riaprire tutto. Ma la Normandia ti frega ogni volta, una smaltita anche nel 2012 da Cherreuix sempre a Beauvais.

(tutte le foto sono tratte dal dvd fornito dall’organizzazione)

Pubblicato da: ruotenelvento | marzo 17, 2016

LONGBOARD ARTIGIANALI IN VENDITA A ROMA

 

N. 4 – Cruiser drop through artigianale solo deck, sfruttato ma in buone condizioni, 115 cm – EURO 45

ABBI PAZIENZA – Cruiser drop through artigianale ABBI PAZIENZA, 105 cm, usato poche volte, solo deck  – EURO 80

JOLENE – Cruiser wooden hollow artigianale solo deck, 110 cm, struttura interna in multistrato di pioppo, rivestimento in ayous e tanganika, modello assolutamente unico, usato 2 volte – EURO 100

 

 

Pubblicato da: ruotenelvento | febbraio 12, 2016

BIKER SHERLOCK E L’INCAPACITA’ DI COMPRENDERE COSA MANCA

URETHANE SUICIDE

La morte di Dave Mirra ha sconvolto quello che si potrebbe definire l’ambiente di coloro che seguono gli sport estremi, per qualsiasi cosa estremo possa significare. Come un po’ oggi tutti sanno, Mirra era il rider di BMX che aveva ottenuto il maggior numero di successi negli X-Games. A 41 anni si è sparato. Si è sparato due mesi dopo Biker Sherlock, che era sicuramente meno noto al grande pubblico, per quanto anche lui fosse stato uno dei protagonisti degli X-Games, che uno potrebbe anche pensare menino male.

Biker Sherlock è stato uno di quei rider che dalla seconda metà degli anni Novanta hanno contribuito alla diffusione del downhill e soprattutto del luge non solo scendendo a cannone, ma anche come team manager e produttore di materiali e infine occupandosi di promozione per entrambe le discipline come presidente della Extreme Downhill International.

E’ chiaro che un conto è buttarsi in dh, perdere il controllo e finire contro un camion sulla Glendora Mountain Road, un altro conto è che

da qui – da questo posto: abbastanza loffio, dove tutto non sembra accadere, dove le strade e le onde non sembrano le stesse – sembrava che non poteva esserci che

TUTTO BENE, NO?

i campi d’oro morbidi della California e poi giù a scendere per prendere onde a Pacific Beach e una famiglia e due figli (anche Mirra aveva due figlie, ma in North Carolina), vivere andando veloce, creare un Marchio che diventa celebre (Dregs, sia per le tavole che per le ruote realizzate con oli di soia Luv Yo Mutha, se ne trova ancora qualche set su Amazon), diventare uno dei migliori rider di downhill e streetluge, sorridere sempre e poi un giorno – tra i 40 e i 50 anni – ammazzarsi. Nella vita da fuori sembrano sempre un sacco di cose.

Se Dave Mirra aveva addirittura fatto parte del Subaru rally Team USA dal 2011 al 2013 nel Global RallyCross Championship, anche a Biker Sherlock tra una run e l’altra piaceva spaccarsi in auto

ruotenelvento si è già occupato di sportivi autodistruttivi in Quello strano campione del mondo dedicato a Renato Croce, opera della quale un’anteprima è disponibile online.

Grazie al contributo della comunità di Silverfish è nato il prototipo di una tavola in alluminio estremamente complessa che a differenza di altri modelli in metallo richiede parecchi pezzi da saldare insieme. La collaborazione richiesta da Duraboards è servita per definire il progetto in tutti i suoi dettagli, dallo shape al nome.

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Questo è il frutto dell’abilità professionale di Matt di Duraboards e di un mucchio di votazioni, sondaggi e grafici a torta su SF: è una 36″ x 9,5″ double kick, rocker, anima in 8 tubi quadri

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A fianco del modello in lamiera saldata Duraboards ha lavorato anche ad un deck in alluminio fuso 

Non è la prima volta che viene proposto il LONGBOARD IN METALLO. Purtroppo questi prodotti, come del resto le hollow prodotte industrialmente – ne esistono almeno tre: hollow core di Bustin; air frame di Comet; hollow tech di Landyachtz – faticano a rompere l’egemonia del legno, rimangono roba esotica. Per una ragione o l’altra, tipo il prezzo (l’intenzione di Duraboards è quello di non superare di troppo i 200$), l’abitudine, il guadagno assolutamente irrisorio in peso (ammesso che la leggerezza serva a qualcosa) o il crederci poco da parte delle Case. Alla fine della fiera risulta perfettamente chiaro che il legno non si batte. Anche Dirt Corner offre – su ordinazione – la Beercan Oat Soda, realizzata con alluminio riciclato e che si distinge anche per la slitta che permette di non avere limiti nel posizionamento dei truck e quindi nel wheelbase. A lanciarsi in tentativi commerciali sono stati anche altri Marchi, come Cindrich (lavorate dal pieno, oltre ad un suggestivo modello assemblato tipo “Meccano”), Scissorflip, Bombsquad (tornata a materiali più tradizionali) e le fantastiche anodizzatissime Rogers Bros (con una prevalenza di streetluge, però). Oh, che poi se si cazzeggia c’è pure Corbus

METAL RIVETED LONGBOARD

Prime bozze di un long single kick in acciaio stampato in due gusci da rivettare: è solo questione di prezzo

Potremmo mai accontentarci? Infatti, pur sapendo che ogni deragliamento dal popolo degli alberi è antieconomico, metti che conosci delle persone nel settore dello stampaggio della lamiera a Torino – dove di lamiera ne hanno stampata proprio tanta – e cominciano ad emergere i primi schizzi per una tavola metallica da un colpo di maglio e via. Forse due, per un risultato tutto rivettato tra steampunk e Piano Quinquennale. Vediamo. Anche le hollow non erano che segni sulla carta. Ecco, poi dovrebbe seguire una produzione di massa alla Stalingradski traktorni zavod im. F.E. Dzerzhinskogo che lavora a ciclo continuo su 3 turni e paracadutarle dietro le linee del pallone e delle cravatte per liberare i ragazzi prima che sia troppo tardi.

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A proposito di stampaggio, la FP-45 Liberator è un capolavoro di progettazione industriale, anche se totalmente inutile nel mondo reale (ci stanno riprovando oggi con le stampanti 3D). Era composta da soli 23 pezzi stampati in acciaio: fu prodotta in un milione di esemplari da una sussidiaria della General Motors, al prezzo unitario di 2,40 $ (15 volte circa una pistola tradizionale)

Pubblicato da: ruotenelvento | gennaio 29, 2016

THE HANDMADE SKATEBOARD – Matt Berger

THE HANDMADE SKATEBOARD (1)

Si comincia dalla storia. Quella dello skateboard riesce a stupire ogni volta che ci si ficca il naso: non solo per l’entusiasmo che ci scatena un affare per il quale abbiamo la scimmia, ma perché ogni autore che se ne occupa permette di conoscere una sfumatura diversa per la pura ragione che la produzione è un universo ∞ [per una visione non completa ma spettacolare vedi qui].

Berger dedica molto spazio ad un concetto sviluppato dai canadesi Ted Hunter e Norah Jackson. Si tratta di un kit che mette a disposizione tutto il necessario per realizzare una tavola seguendo la tradizione del foglio d’acero. L’aspetto più interessante è che traduce anche per i più sprovveduti un processo complesso che è quello di stampo – in polistirene ad alta densità – e sottovuoto. Roarockit ha una sussidiaria anche in Europa, il che rende la faccenda facilmente accessibile dalle nostre parti e come idea regalo non è male.

Un libro semplice e pragmatico, senza troppe pippe mentali. E’ chiaro anche nella lingua, aprendo una porta per chi ha voglia di far da sé, da integrare con tutto quello che si può trovare sul web. In finale l’attenzione prevalente per cruiser e longboard lo rende particolarmente indicato agli adoratori delle tavole lunghette.

THE HANDMADE SKATEBOARD (2)

L’unico rimasto deluso dal libro è il mio frullino, del quale Berger non parla. E dire che wheelwells e tutte le operazioni di rifinitura cruda le faccio grazie a questo sacro strumento a scintilla

Matt Berger – THE HANDMADE SKATEBOARD – Design & build a custom longboard, cruiser, or street deck from scratch, Spring House Press, Nashville 2014

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